Italexit (parte seconda)

Abstract
In questo scritto ci soffermiamo sugli articoli 81, 84 e 94 della carta dei diritti fondamentali dell’Unione e ne illustriamo le conseguenze negative per l’Italia. L’articolo 81 concerne la non discriminazione. Nel rispetto di quest’articolo, i mass media nascondono i crimini commessi dagli extracomunitari e da persone di etnia ROM. L’articolo 84 concerne i diritti del minore. In virtù di quest’articolo, famiglie extracomunitarie si prodigano per far giungere in Italia e in Europa i propri figli minorenni per sistemarli. Inoltre, se una famiglia con minore occupa abusivamente un appartamento, non può essere sfrattata senza che si sia trovata una sistemazione alternativa. L’articolo 94 concerne la sicurezza sociale e l’assistenza sociale. A causa di quest’articolo gli alloggi popolari in Italia vanno quasi esclusivamente a famiglie di extracomunitari o di etnia ROM. Inoltre sono stanziate ingenti risorse finanziarie per riconoscere/garantire il diritto a un’esistenza dignitosa a extracomunitari che entrano illegalmente in Italia e a cittadini dell’Unione Europea che occupano abusivamente suolo pubblico.

Italexit (parte prima)

Abstract
E’ opportuno che l’Italia esca dall’Europa e dall’euro per motivi sia finanziari sia sociali. Dal punto di vista finanziario, è risaputo che la federazione di più Stati con la stessa moneta avvantaggia quelli con un’economia forte e svantaggia quelli con un’economia debole. L’Italia, con un’economia più debole rispetto alla Germania, all’Austria, all’Olanda e ad altri paesi, è danneggiata dalla moneta comune. Per quanto concerne il punto di vista sociale, l’Italia è costretta dalla Costituzione Europea a riconoscere/garantire una pluralità di diritti a cittadini europei ed extracomunitari. Milioni di extracomunitari approfittano di queste norme costituzionali per venire in Italia e in Europa creando degrado ambientale e disagi sociali. In questa prima parte dell’Italexit sono illustrati alcuni articoli della Costituzione Europea che ci obbligano ad agire a vantaggio dei migranti contro la comunità italiana.

I centri sociali

Abstract
I giovani dei centri sociali lottano contro le istituzioni per evitare sgomberi di edifici occupati da extracomunitari. Questo comportamento discende da un ideale di Nazione che hanno in mente. Per loro l’Italia deve essere solidale, accogliente, integrante nei confronti degli ultimi, in particolare degli extracomunitari. Si tratta dello stesso ideale di Nazione che avevano in mente i padri costituenti della Repubblica Italiana. I giovani dei centri sociali hanno accolto questo ideale come valore assoluto da conseguire senza se e senza ma. Essi sono convinti che, se tutti agissero seguendo questi ideali, il mondo sarebbe migliore. Per perseguire un obiettivo irraggiungibile (un mondo fondato sulla solidarietà e l’integrazione), i giovani dei centri sociali concorrono a distruggere il tessuto sociale dell’Italia.

La piovra

Abstract
Nella stesura delle norme concernenti la prima parte della Costituzione Repubblicana, i padri costituenti sono andati di là dal loro mandato. Dovevano fissare limiti ai tre poteri legislativo, esecutivo e giudiziario ai fini della tutela di alcuni diritti dei cittadini. Invece sono state scritte numerose norme funzionali al riconoscimento/garanzia dei diritti umani. Questi diritti, per i padri costituenti devono essere riconosciuti e garantiti in ogni ambito sociale: scuola, famiglia, comunità carceraria, ecc. Inoltre il riconoscimento/garanzia dei diritti umani deve guidare l’amministrazione della giustizia, l’amministrazione pubblica e tutti i dicasteri. Il riconoscimento/garanzia dei diritti umani è stato imposto dai padri costituenti alle generazioni future come una piovra gigantesca che lega con i suoi tentacoli i rappresentanti dello Stato in tutti gli ambiti sociali. Questa piovra impedisce alla comunità qualsiasi adattamento a nuove esigenze.

Il meccanismo a tenaglia contro la comunità

Abstract
Le norme costituzionali generano un meccanismo a tenaglia contro la comunità nazionale. Un braccio della tenaglia, cioè il sistema giudiziario, non punisce alcuni reati; l’altro braccio della tenaglia, cioè i due sistemi legislativo e esecutivo, riconoscono e garantiscono i diritti umani. Chi commette un reato non solo non è punito, ma addirittura è premiato. Questo meccanismo a tenaglia costituisce un forte incentivo a commettere alcuni reati cui consegue un premio. Il rapporto rischi/benefici per un’azione illegale è tale che i rischi sono nulli, i benefici sono tanti.

La punizione del delinquente

Abstract
Il potere giudiziario, assieme agli altri due poteri, legislativo ed esecutivo, tutela la comunità. Lo fa, garantendo il rispetto delle leggi che rendono la comunità coesa. Senza leggi, infatti, la comunità cessa di esistere. Questo potere si esercita attraverso la punizione. In conseguenza delle norme costituzionali, chiunque vive in una situazione di povertà e/o degrado sociale, se commette un crimine, rischia poco. La sua condizione, infatti, costituisce un’attenuante. Se è condannato a una pena pecuniaria, essendo indigente, non la paga. Infine, anche se va in carcere, gli devono essere garantiti tutti i diritti e il pieno sviluppo della persona. Le conseguenze dell’abbassamento dei costi di un crimine fa aumentare i delitti. Lo Stato ha perso il controllo di parte del territorio, ormai in mano a criminali italiani e stranieri.

I “diritti obiettivo”

Abstract
Nello Statuto Albertino, i diritti naturali, già in possesso dei cittadini, non possono essere tolti e costituiscono un limite all’azione dei tre poteri dello Stato. Nella Costituzione Repubblicana è stata introdotta una nuova categoria di diritti: i diritti non in possesso. Essi sono diventati obiettivo dei tre poteri dello Stato. Riconoscere garantire i diritti degli “ultimi” nella scala sociale è diventato obiettivo primario delle Istituzioni. Di questa situazione si avvantaggiano gli stranieri, che sempre più numerosi vengono in Italia per sfruttare il nostro welfare. Occorre eliminare i “diritti obiettivo” e sostituirli con un moderno sistema previdenziale funzionale al benessere di chi vive e lavora in Italia.

La Costituzione Repubblicana: come dovrebbe essere, come è.

Abstract
Chiamiamo “diritti limite” i diritti già in possesso dei cittadini che sono un limite all’azione dei tre poteri dello Stato (legislativo, esecutivo, giudiziario). Chiamiamo “diritti obiettivo” i diritti non in possesso degli individui (italiani e stranieri) che sono un obiettivo delle istituzioni repubblicane. La Costituzione Repubblicana rispetta i principi di equilibrio e di armonia (non conflittualità) tra i tre poteri dello Stato: legislativo, esecutivo e giudiziario. Per quanto concerne il bene della Nazione e il riconoscimento/garanzia dei “diritti obiettivo”, questi due principi non sono rispettati. Tra il bene della Nazione e il riconoscimento/garanzia dei “diritti obiettivo” c’è conflittualità. Inoltre il riconoscimento/garanzia dei “diritti obiettivo” prevale sul bene della Nazione con evidente squilibrio. Per tale motivo la Costituzione Repubblicana va cambiata.

I meccanismi di difesa emotivi

Abstract
Le emozioni sono meccanismi di difesa funzionali a tutelare sia il singolo sia la comunità. Definiamo “regime” uno Stato oppressivo che pone a fondamento delle istituzioni un obiettivo con valore assoluto. Il regime alimenta emozioni funzionali all’obiettivo assoluto che si prefigge e annichilisce le emozioni che contrastano quest’obiettivo. La comunità è, quindi, privata dei suoi meccanismi di difesa emotivi e paga le conseguenze degli atti del regime. L’Italia fascista, privata dalla propaganda dei suoi meccanismi di difesa emotivi, non seppe opporsi alla guerra imminente e ne pagò le terribili conseguenze. L’Italia contemporanea, privata dalla propaganda dei suoi meccanismi di difesa emotivi, non sa opporsi all’ideologia dei diritti umani e ne paga le conseguenze.

L’ideologia dei diritti umani

Abstract
L’“ideologia dei diritti umani” consiste nell’attribuire valore assoluto, cioè senza alcun limite, all’obiettivo funzionale al riconoscimento/garanzia dei diritti umani. L’ideologo dei diritti umani è convinto che le azioni dei tre poteri legislativo, esecutivo e giudiziario, finalizzate alla garanzia/riconoscimento dei diritti umani, possano non tener conto dell’interesse generale; è convinto, inoltre che, le azioni dei tre poteri legislativo, esecutivo e giudiziario, finalizzate al bene della nazione, debbano rispettare i diritti umani.