Capitolo 29. L’Inversione di Tucidide e il Ribaltamento dei Vettori

1. Il Dialogo dei Meli e la Legge Universale della Forza

Per tracciare il bilancio finale tra la fisiologia di una comunità sana e la patologia terminale dell’Occidente contemporaneo, dobbiamo elevare l’analisi alla sua forma più pura. Dobbiamo spogliare le interazioni umane dalle sovrastrutture morali e incrociare i concetti di Diritto e Valore con i concetti di Potere e Forza.

Nel 416 a.C., durante la Guerra del Peloponneso, lo storico greco Tucidide immortala uno dei passaggi più lucidi e spietati della storia del pensiero umano: il Dialogo dei Meli e degli Ateniesi. La potentissima flotta di Atene si presenta davanti alla piccola isola neutrale di Melo, intimandole la resa e la sottomissione. I magistrati di Melo, disperati, cercano di argomentare. Si appellano alla giustizia, al diritto internazionale dell’epoca, alla neutralità e persino al favore degli dèi verso gli oppressi.

La risposta degli ambasciatori ateniesi è un capolavoro di fredda fisica relazionale, una verità inossidabile che squarcia il velo delle illusioni etiche: “Noi crediamo che voi sappiate, come lo sappiamo noi, che nelle discussioni umane la giustizia viene presa in considerazione solo quando le forze sono uguali. In caso contrario, i forti fanno ciò che possono e i deboli subiscono ciò che devono.”

La sociologia umanitaria contemporanea inorridisce di fronte a questa frase, leggendovi l’apologia del sopruso e della tirannia. La Meccanica della Comunità, al contrario, vi riconosce l’inesorabile fondamento della termodinamica sociale e relazionale. Il Principio di Tucidide non è una cattiveria umana, è una legge di gravità: l’entità che possiede la massa critica, la coesione e l’energia (il Forte) detta inesorabilmente le regole geometriche dello spazio, mentre chi ne è privo (il Debole) non può appellarsi ad astrazioni filosofiche per salvarsi, ma deve adattarsi al Vincolo di Realtà.

2. Dalla Geopolitica alla Topologia: La Comunità come Atene

Il genio di questa intuizione non si limita ai conflitti armati tra Nazioni. Come ci ha insegnato il filosofo del diritto Carl Schmitt, la legge di Tucidide è isomorfica: si applica in modo identico e scalare all’interazione tra i singoli individui e la rete sociale che li ospita. Non esiste Diritto senza un Potere materiale capace di imporlo.

Se applichiamo il principio tucidideo a una società fisiologicamente sana, l’assegnazione dei ruoli è chiara, ed è la base stessa della nostra Legge Topologica Fondamentale:

  • La Comunità è Atene (Il Forte): La rete coesa, formata dalla maggioranza di cittadini onesti e istituzioni salde, detiene il Potere supremo. Avendo il monopolio del numero e della forza strutturale, la Comunità fa ciò che può e ciò che vuole: impone le regole di pacifica convivenza, protegge i nodi sani e usa la propria forza per schiacciare le anomalie.
  • Il Patogeno è Melo (Il Debole): L’individuo che sceglie volontariamente di violare le regole (il criminale, il predatore, il parassita) perde la protezione del gruppo. Isolato contro il macro-organismo, egli è numericamente e moralmente il Debole. Pertanto, subisce ciò che deve: accetta la punizione inflitta dalla rete o l’espulsione, senza poter opporre alcuna resistenza.

In questo ecosistema naturale, l’individuo non si sognerebbe mai di sfidare apertamente la rete, perché il suo motore predittivo sa che il Forte (la Comunità) lo spazzerebbe via in un istante. Questa supremazia del gruppo sul singolo deviante è ciò che ha permesso alla specie umana di civilizzarsi e non estinguersi nel caos.

3. La Conversione del Valore in Forza: L’Inganno dei Diritti Immanenti

Come è stato possibile, allora, che le odierne democrazie occidentali siano finite in ostaggio di criminali seriali, baby-gang, occupanti abusivi e minoranze aggressive? Come ha fatto il singolo patogeno a sconfiggere l’intero apparato dello Stato?

La risposta risiede nel più colossale gioco di prestigio ingegneristico della modernità. Lo Stato liberale contemporaneo, drogato dall’ideologia del Dominio Immanente, ha sancito un nuovo dogma: i “Diritti Umani Positivi” elevano il Valore della singola persona umana al di sopra del Valore della Comunità. Al singolo nodo (anche a quello tossico) viene assegnato un valore “sacro, inalienabile e infinito”, a prescindere dai danni che infligge alla società.

Ma in fisica relazionale, e di conseguenza in giurisprudenza, il Valore non è un concetto astratto: il Valore determina l’assegnazione della Forza. Nel momento in cui la Costituzione innalza il Valore del singolo sopra quello della collettività, i codici di procedura, i tribunali e gli apparati statali si trasformano in giganteschi amplificatori. L’intero potere dello Stato viene sottratto alla difesa della Comunità per essere messo a esclusiva disposizione e protezione dell’individuo.

Avviene così la più letale trasmutazione sociale della storia: l’elevazione del Valore della persona ha inesorabilmente dotato l’individuo di una Forza strutturale superiore a quella della rete.

4. L’Inversione di Tucidide: Il Patogeno come Padrone

Siamo giunti al ribaltamento totale del paradigma. Nelle nostre piazze, nei nostri tribunali e nelle nostre periferie, si è consumata l’Inversione di Tucidide. L’attribuzione sbilanciata del Valore ha capovolto i ruoli geopolitici e biologici all’interno della Nazione:

  • Il Nodo Tossico è diventato la nuova Atene (Il Forte): Costituzionalizzato come entità intoccabile, il criminale seriale, l’occupante abusivo o il disturbatore violento detiene ora il Potere assoluto, perché sa che lo scudo dei suoi “diritti umani” paralizzerà chiunque cerchi di fermarlo. Egli fa ciò che vuole: estrae energia, ruba, vandalizza e terrorizza in regime di totale impunità, consapevole di essere il dominatore topologico dello scontro.
  • La Comunità e i suoi difensori sono diventati la nuova Melo (Il Debole): Spogliata del proprio Valore primario in nome del garantismo, la rete sociale è stata degradata, disarmata e resa impotente. La comunità, i cittadini onesti e persino le forze dell’ordine subiscono ciò che devono: sono costretti ad abbassare lo sguardo, a cedere i propri spazi vitali e a tollerare gli abusi.

La prova materiale e clinica di questo passaggio dal Valore alla Forza risiede esattamente nel trattamento asimmetrico della Punizione. Come dimostriamo che il patogeno è il Forte e la Comunità è il Debole? Guardando le aule dei tribunali. L’impunità sistematica di chi delinque (scagionato da sconti di pena e cavilli procedurali che tutelano la sua “incolumità e dignità”) certifica il dominio della nuova Atene criminale. Specularmente, la punizione spietata riservata al poliziotto che usa la forza per effettuare un arresto, o al cittadino che reagisce per difendere la propria casa, certifica la sottomissione di Melo. Se il rappresentante della Comunità (il globulo bianco) viene rovinato economicamente e penalmente dallo Stato per aver “leso” il Valore assoluto dell’aggressore, significa che la Comunità ha definitivamente perso la guerra termodinamica.

5. La Comunità come Schiava Termodinamica (Simone Weil)

Questo ribaltamento dei vettori di Tucidide ci consegna uno scenario mostruoso, che corrompe l’essenza stessa della democrazia. La filosofa francese Simone Weil (1949), nel suo capolavoro L’Enracinement, aveva ammonito profeticamente: un diritto non è mai efficace né reale se non vi è un Obbligo (un Dovere) corrispondente che lo sorregge e lo fonda. La Weil postulava che il dovere venisse sempre prima del diritto, poiché è il dovere a sostanziare la realtà.

L’Occidente dei diritti immanenti ha fatto l’esatto opposto: ha elargito all’individuo diritti infiniti e incondizionati, senza esigere da lui alcun obbligo di reciprocità verso il gruppo. Il risultato è un’aberrazione topologica. Nella giurisprudenza odierna, la Comunità non possiede più alcun Diritto: non ha il diritto di difendere i propri confini, la propria pace e le proprie risorse. Possiede unicamente un infinito, asfissiante Dovere: il dovere di pagare le tasse per garantire ogni comfort, ogni sussidio, ogni avvocato e ogni tutela a qualsiasi individuo, compreso chi la sta attivamente distruggendo.

Specularmente, il Patogeno è stato sollevato da qualsiasi peso. Non ha alcun Dovere verso la rete. Non deve dimostrarsi utile, non deve rispettare le regole e non rischia più l’esilio. Possiede unicamente Diritti da esigere e pretese da riscuotere.

L’Inversione di Tucidide è compiuta in tutta la sua drammaticità: la Comunità, privata della sua forza vitale, è stata trasformata nella serva termodinamica delle proprie stesse anomalie. E una civiltà che sceglie volontariamente di legarsi le mani per farsi divorare da coloro che dovrebbe punire, non è una società evoluta: è un ecosistema condannato a una rapida e inesorabile estinzione.

Bibliografia

  • Schmitt, C. (1950). Der Nomos der Erde im Völkerrecht des Jus Publicum Europaeum (Il nomos della terra).
  • Tucidide. (V sec. a.C.). La Guerra del Peloponneso (Libro V, 84-116: Il Dialogo dei Meli).
  • Weil, S. (1949). L’Enracinement, prélude à una déclaration des devoirs envers l’essere humain. Paris: Gallimard.

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