Capitolo 21. L’Anatomia dell’Impunità: La Traslazione della Minaccia

Abstract: Perché il criminale moderno, dal membro della baby gang al ladro d’appartamento, agisce con una spavalderia e un’arroganza sconosciute nelle epoche passate? Questo capitolo analizza la psicologia dell’impunità attraverso la lente della biologia evoluzionistica e delle neuroscienze. Il nostro DNA ci ha pre-programmati per evitare comportamenti ostili verso il gruppo, instillando in noi la paura primordiale della reazione fisica immediata degli altri nodi. Ma lo Stato moderno, attraverso l’imposizione del Dominio Immanente dei diritti umani, ha “spento” per legge questa reazione istintiva. Si genera così la “Traslazione della Minaccia”: il criminale non teme più la folla, ma solo la lenta macchina burocratica dello Stato. Questo slittamento produce un disastro neurobiologico. A causa del meccanismo del Delay Discounting (lo Sconto Temporale), il cervello del predatore non percepisce la condanna futura come un pericolo biologico, ma la elabora freddamente (attraverso il Sistema 2) come un calcolato rischio d’impresa. Al contempo, il criminale sviluppa un feroce disprezzo per la vittima: costretta dalla legge a spegnere il proprio Sistema 1 (istinto di conservazione) per adattarsi a un ecosistema artificiale, la preda viene decodificata dall’istinto animale del predatore come un “sub-umano”, innescando la spietata neurochimica della dominanza.

Parte II: L’Io Morale nel Cervello: Neuroscienze e la Sconfitta dell’Individualismo Etico

La seconda parte, “L’Io Morale nel Cervello: Neuroscienze e la Sconfitta dell’Individualismo Etico”, integra questa prospettiva con le scoperte neuroscientifiche. Viene illustrato come l’Io Morale non risieda in una singola area cerebrale, ma sia il prodotto di complessi circuiti neurali distribuiti che integrano cognizione ed emozione, come la Corteccia Prefrontale, il Sistema Limbico, l’Amigdala e l’Insula. Studi su concetti come il dolore sociale e la gratificazione della cooperazione evidenziano come il cervello sia intrinsecamente “cablato” per la socialità e l’interdipendenza. Le evidenze empiriche delle neuroscienze, dunque, non solo supportano una visione sociale della morale, ma mettono seriamente in discussione la plausibilità di un’etica individualistica, suggerendo che la realizzazione personale e la coesione sociale dipendono da un Io Morale che riconosca il suo fondamento nella reciproca interdipendenza.

Il sistema motivazionale

Abstract
Il sistema motivazionale è il sistema dei bisogni primari e delle emozioni. I bisogni primari sono: fame/sete, sonno/veglia, caldo/freddo, pulsioni sessuali, ecc. Essi sono controllati e regolati dal circuito che ha per centro subcorticale l’ipotalamo. Le emozioni sono: la paura, la rabbia, la gioia, l’ansia, il disprezzo, ecc. Essi sono controllati e regolati dal circuito che ha per centro subcorticale l’amigdala. Il sistema motivazionale è organizzato attraverso la memoria episodica. Eventi pregnanti dal punto di vista emotivo e/o dal punto di vista dei bisogni primari sono fissati in memoria. Essi formano una memoria episodica motivazionale fondata sul principio del piacere/dolore (bene/male). Episodi accompagnati da emozione positiva o da soddisfacimento di un bisogno primario sono codificati come “piacere” (bene). Episodi accompagnati da emozione negativa o da disgusto, vomito, nausea, febbre, ecc. sono codificati come dolore (male). Il sistema motivazione possiamo anche definirlo attraverso le sue funzioni che sono: la sopravvivenza del singolo e il suo inserimento in una comunità. Per vivere in una comunità dobbiamo imparare a stare assieme agli altri. Impariamo ciò attraverso l’imitazione e la consapevolezza del nostro ruolo nella comunità.