Capitolo 6. L’Illusione dell’Incapacità: La Dicotomia tra Capacità Intrinseca ed Estrinseca
Abstract: Dopo aver ancorato i diritti umani alla sopravvivenza dell’ecosistema, la Meccanica della Comunità demolisce il secondo grande dogma della giurisprudenza moderna: l’approccio assoluto alla “capacità di intendere e di volere”. Il sistema penale e psichiatrico odierno tratta questa capacità come un “interruttore magico” astratto nel cervello, che scatterebbe con la maggiore età o si spegnerebbe a causa di traumi psicologici e disagi sociali. Il capitolo dimostra come questa visione sia una clamorosa amnesia rispetto a millenni di pensiero filosofico (da Aristotele a Marx) e alle leggi inesorabili dell’etologia. Si introduce una rigorosa separazione ingegneristica: la Capacità Intrinseca come stato biologico del soggetto (vigile/in coma, sobrio/ubriaco), e la Capacità Estrinseca come l’interpretazione consapevole del Ruolo all’interno della rete. Attraverso l’analisi del pre-cablaggio del DNA nel bambino e nell’adolescente, e l’esame di clamorosi casi clinico-giudiziari occidentali, si dimostra che l’essere umano, a patto di una capacità intrinseca intatta, è sempre estrinsecamente capace di comprendere i confini del proprio Ruolo. L’imputabilità cessa così di essere un alibi terapeutico, per tornare a essere un ineludibile vincolo spaziale a priori, e la sanzione riassume la sua funzione di suprema cura termodinamica.