Capitolo 6. L’Illusione dell’Incapacità: La Dicotomia tra Capacità Intrinseca ed Estrinseca

1. La Fallacia dell’Interruttore Magico

Esattamente come l’Illuminismo ha commesso l’errore di concepire il “diritto alla vita” come un’aura magica che circonda l’individuo nel vuoto (come abbiamo visto nel Capitolo 5), la giurisprudenza e la psichiatria contemporanee — supportate dall’impalcatura nosografica del DSM-5 (American Psychiatric Association, 2013) — hanno commesso lo stesso tragico errore riguardo alla mente umana.

Oggi, l’ordinamento occidentale tratta la capacità di intendere e di volere come un attributo psicologico assoluto e isolato della persona. Viene concepita come una sorta di “interruttore” nascosto nel cervello: una proprietà che si accenderebbe magicamente al compimento del diciottesimo anno d’età, e che potrebbe misteriosamente “spegnersi” o attenuarsi a causa di un trauma infantile, di un “disagio giovanile” o di una carenza affettiva.

Di conseguenza, quando un soggetto (specialmente se minorenne) commette un abuso contro la rete sociale, il sistema innesca una valutazione medica a posteriori. Si indaga il suo passato per stabilire se l’individuo fosse “in sé” o se fosse vittima del suo sviluppo psicologico (Szasz, 1963). Questo approccio ha generato un’impunità terapeutica sistemica: il carnefice viene medicalizzato e la sua responsabilità per aver distrutto la coesione del gruppo viene dissolta in un oceano di giustificazioni e attenuanti ambientali.

La Meccanica della Comunità rigetta totalmente questo paradigma. La capacità di intendere e di volere non è una sfumatura psicologica che fluttua nel vuoto, né si evolve per semplice accumulo anagrafico. Prima di decodificarne la meccanica, dobbiamo però dimostrare come questa presunta “conquista di civiltà” odierna sia in realtà un’aberrazione storica.

2. L’Amnesia della Modernità: Il Consenso Millenario ed Etologico

L’idea che il criminale o il trasgressore sia semplicemente un “malato”, vittima del proprio passato e incapace di intendere l’urto delle sue azioni, è un’invenzione artificiale, disfunzionale e clamorosamente recente degli ultimi cinquant’anni di sociologia occidentale. Essa rappresenta un’amnesia totale rispetto a milioni di anni di biologia evoluzionistica e a tremila anni di pensiero filosofico umano.

In tutte le organizzazioni spontanee delle comunità umane e animali, il presupposto della consapevolezza del Ruolo nel gruppo è un’ovvietà ingegneristica che non viene mai messa in discussione, poiché su di essa si fonda l’esistenza stessa della rete.

A. Il Consenso Etologico: Il Branco e la Tribù Tutte le comunità animali e le tribù umane primitive sono organizzate a priori sulla base della capacità di intendere e di volere di ogni membro nel proprio Ruolo specifico. Esempio esplicativo: Osserviamo un branco di lupi o una tribù di raccoglitori-cacciatori. Se una sentinella si addormenta durante il turno di guardia, mettendo in pericolo il perimetro, o se un membro del gruppo ruba di nascosto il cibo destinato ai cuccioli, il branco non convoca uno “psicologo” per valutare se il trasgressore abbia subito traumi infantili o se fosse “emotivamente immaturo”. La natura non ha tempo per queste astrazioni: il gruppo riconosce istantaneamente che quel nodo ha rotto il Patto Topologico del suo Ruolo, emettendo radiazioni tossiche, e applica immediatamente una sanzione o l’espulsione. La natura dà per scontata l’imputabilità spaziale e la responsabilità nel Ruolo; se così non fosse, il concetto stesso di cooperazione fallirebbe e l’ecosistema si estinguerebbe in una sola generazione.

B. Il Consenso Filosofico Trasversale: Da Platone a Marx Questa inesorabile legge biologica è stata perfettamente assorbita e tramandata dal pensiero umano. Nel corso dei millenni, filosofi diametralmente opposti non hanno mai messo in dubbio l’assunto della piena responsabilità dell’individuo all’interno della struttura sociale. Il pensiero classico di Platone e Aristotele concepiva il cittadino come pienamente responsabile dell’armonia della Polis. La teologia medievale di San Tommaso d’Aquino ha blindato il concetto di libero arbitrio come fondamento dell’atto morale. L’Illuminismo critico di Kant ha innalzato la responsabilità a “imperativo categorico”. E la prova definitiva ci giunge dai grandi teorici del conflitto del XIX secolo: persino filosofi come Hegel o Karl Marx — che hanno dedicato le loro opere a denunciare l’alienazione del lavoro, lo sfruttamento e la spietata lotta di classe — non hanno mai de-responsabilizzato l’azione materiale dell’uomo declassandola a malattia medica. Anche per il materialismo storico, l’operaio o il borghese sono attori sociali e storici pienamente consapevoli e responsabili del loro urto contro il mondo. L’idea odierna di annullare la capacità del soggetto dissolvendola nella psicoterapia è una perversione recente che priva l’uomo della sua stessa dignità ontologica.

Per guarire da questa amnesia e decodificare la mente in azione, dobbiamo dividere la “capacità” in due grandezze topologiche nettamente separate: la Capacità Intrinseca e la Capacità Estrinseca.

3. La Capacità Intrinseca: Lo Stato Materiale del Soggetto

La Capacità Intrinseca si riferisce esclusivamente al soggetto stesso, alla sua Essenza (E) nuda e cruda, prima di qualsiasi interazione sociale. Non è una misurazione della sua maturità morale o del suo livello di istruzione; è la misurazione oggettiva e clinica del suo stato materiale e biologico in un dato istante (T0).

Questa capacità risponde a una semplice diagnostica binaria sull’hardware del corpo umano:

  • Il soggetto è sano o malato (es. affetto da una grave patologia neurologica, da una lesione cerebrale organica visibile, o da una psicosi organica fulminante che scollega i sensi dalla realtà)?
  • Il soggetto è sobrio o ubriaco/intossicato?
  • Il soggetto è vigile o in coma/delirio?

Se un individuo è in coma, se ha subito un grave trauma cranico, o se è sotto l’effetto di sostanze chimiche che disattivano brutalmente le sue sinapsi, la sua Capacità Intrinseca è materialmente annullata o severamente compromessa. L’hardware è “spento” o danneggiato.

Tuttavia, finché l’hardware biologico è acceso (l’individuo è vigile, sano e sobrio), il soggetto possiede la Capacità Intrinseca di base. E qui si ferma il dominio della medicina clinica. Non si può essere o non essere “capaci” in astratto solo perché si ha avuto un’infanzia difficile o si è narcisisti. Affinché questa capacità di base produca un’azione (e quindi diventi imputabile e giudicabile), l’hardware deve entrare in collisione con lo spazio sociale.

4. La Capacità Estrinseca: L’Interpretazione del Ruolo e il Pre-Cablaggio del DNA

È qui che avviene il salto topologico. Nel momento in cui l’individuo (dotato di Capacità Intrinseca intatta) entra in contatto con la rete sociale (la famiglia, la scuola, lo Stato), si interfaccia con uno stampo geometrico. La sua capacità diventa Capacità Estrinseca, che concerne in modo specifico e inossidabile l’interpretazione del Ruolo (R) all’interno di quella comunità.

La Capacità Estrinseca non si misura domandandosi se l’individuo sia “adulto” o se abbia raggiunto i diciott’anni. Si misura con una constatazione bio-ingegneristica: l’individuo possiede il software pre-cablato dal proprio DNA per comprendere le regole dell’ecosistema in cui si sta muovendo?

La sociologia ingenua e la pedagogia permissiva presumono che un bambino o un adolescente siano dei “fogli bianchi” (Pinker, 2002), organismi incompleti, sprovveduti e in gran parte inconsapevoli delle conseguenze delle loro azioni nella rete. La biologia evoluzionistica dimostra l’esatto contrario. Il nostro DNA è la scienza codificata delle interazioni; ci ha pre-cablati affinché fossimo macchine sociali implacabili fin dai primissimi anni di vita. Analizziamo questa dirompente verità evolutiva:

A. Il Bambino di Quattro Anni nell’Ecosistema Asilo Secondo l’accezione comune e giuridica, un bambino di quattro anni è radicalmente “incapace di intendere e volere”. Topologicamente, questa è un’assurdità. Quando il bambino (vigile e sano, quindi intrinsecamente capace) viene inserito in un asilo, il suo cervello è un radar termodinamico perfetto. Il suo DNA lo ha pre-cablato per mappare istantaneamente le gerarchie di potere: capisce chi è la maestra (Vettore Verticale), chi comanda tra i coetanei (Vettore Orizzontale) e quali sono le regole della micro-comunità. Il Ruolo che deve interpretare (l’alunno dell’asilo) è calato millimetricamente sulla sua struttura biologica. Egli è perfettamente estrinsicamente capace in rapporto a quella specifica comunità. Sa benissimo che spingere un compagno per rubargli un giocattolo vìola l’Obiettivo Intrinseco di quello spazio. Ha una totale consapevolezza spaziale scalata sulla topologia di quell’ecosistema. Infatti, la maestra interviene sanzionandolo in modo proporzionato, riconoscendogli di fatto la piena responsabilità della sua azione nel Ruolo. Nessuno chiamerebbe uno psichiatra per giustificare il furto del giocattolo con un “trauma psicologico”.

B. Il Tredicenne e la Consapevolezza del Dominio (L’Alibi della Corteccia Prefrontale) Saliamo di scala. Oggi la società assiste inerme alle violenze o al bullismo perpetrati da ragazzini di dodici o tredici anni, paralizzata dall’alibi dell’immaturità. L’arma prediletta degli psichiatri infantili e degli avvocati nei tribunali odierni è la risonanza magnetica: portano studi neuroscientifici per dimostrare che la corteccia prefrontale (l’area del cervello deputata al controllo a lungo termine degli impulsi e alla ponderazione logica) non è completamente mielinizzata e sviluppata fino ai 20-25 anni. Usano questo dato materiale (intrinseco) per negare la capacità estrinseca e giustificare l’impulsività criminale del tredicenne.

La confutazione bio-ingegneristica: Sebbene sia vero che la corteccia prefrontale sia ancora in sviluppo, la consapevolezza topologica del dominio non risiede solo lì. Un tredicenne sano e sobrio possiede un’amigdala e un sistema di neuroni specchio già perfettamente operativi e iper-reattivi. Il suo DNA lo ha forgiato per decine di migliaia di anni affinché fosse pronto, a quell’età, a cacciare, a difendere il perimetro della tribù e a comprendere gerarchie relazionali spietate. Quando un adolescente utilizza i social network per umiliare una vittima, o si unisce a un branco per pestare un coetaneo debole, il suo comportamento non è il frutto di uno “spegnimento” della coscienza dovuto alla corteccia immatura. Al contrario, è una scelta calcolata da un cervello pre-cablato per estrarre potere sottomettendo gli altri. Egli possiede l’hardware necessario per misurare esattamente le regole del branco e il dolore inflitto. Sostenere che questo adolescente sia “incapace di intendere e di volere” estrinsicamente perché non ha diciott’anni, o perché vive un disagio periferico, è una cecità anti-scientifica. Il suo DNA lo ha pre-cablato per inserirsi in quella comunità, interpretare il Ruolo di aggressore, e farlo in piena e letale consapevolezza.

5. L’Anestesia del Tribunale: Casistica del Cortocircuito Occidentale

Se l’incapacità medica (intrinseca) è limitata a guasti materiali dell’hardware, e se la capacità di agire (estrinseca) è pre-cablata in base al Ruolo, diviene evidente come il sistema giudiziario moderno stia deliberatamente chiudendo gli occhi di fronte alle leggi della biologia e della fisica (Furedi, 2003).

Per comprendere la gravità di questa abdicazione, esaminiamo tre esempi clamorosi in cui l’Occidente ha utilizzato l’alibi psichiatrico per sospendere la responsabilità topologica.

  • A. La scissione dell’intenzionalità: Il caso di Modena Prendiamo un fatto di cronaca paradigmatico: a Modena, un cittadino falcia volontariamente alcune persone con la propria automobile. Analizziamo l’evento con la lente della neurobiologia e della termodinamica relazionale. Avviare un veicolo, orientarsi nello spazio stradale, calcolare la traiettoria, individuare dei pedoni in movimento e sterzare deliberatamente per colpirli richiede una potenza di calcolo cerebrale (motoria, spaziale e predittiva) altissima. Questo dimostra, al di là di ogni dubbio, che l’hardware del soggetto (la Capacità Intrinseca) è intatto, vigile e perfettamente funzionante. Egli sa esattamente cosa sta facendo in quello spazio e occupa il suo Ruolo di conducente per trasformarlo in un’arma. Saper navigare quello spazio per colpire un bersaglio significa comprendere perfettamente le regole di quel Discontinuum e decidere volontariamente di violarle. Eppure, l’avvocato difensore chiede immediatamente una perizia psichiatrica per accertare l’incapacità, e il giudice la concede. Questa è la massima espressione della “Deriva Terapeutica”: di fronte a una deliberata e letale emissione di tossicità, il tribunale sospende l’Archetipo Paterno (la sanzione) per andare alla ricerca di un fantomatico e astratto “guasto psicologico”. Si nega l’evidenza fisica dell’action per rifugiarsi nel giustificazionismo medico.
  • B. La “Sindrome da Ricchezza” (L’Affluenza Teen) Negli Stati Uniti, ha fatto scuola il caso di Ethan Couch, un sedicenne che guidando pesantemente intossicato uccise quattro persone. La difesa non puntò su una patologia organica, ma coniò un termine grottesco: la sindrome di Affluenza. Sostenne che il ragazzo, essendo cresciuto in una famiglia eccessivamente ricca e permissiva, non era stato educato a comprendere le conseguenze delle proprie azioni. Il tribunale accolse la tesi, condannandolo alla semplice riabilitazione in una clinica di lusso. In topologia sociale, questa è la resa incondizionata dello Stato. Si certifica che se un ambiente non ti ha insegnato le regole morali, tu sei esonerato dal dover rispettare le leggi della fisica sociale, calpestando il diritto immunitario delle quattro vittime e distruggendo il senso di giustizia di chi obbedisce alla legge.
  • C. La medicalizzazione dell’attacco pre-meditato Un’altra aberrazione cronica si verifica ogniqualvolta si consumano stragi pianificate (mass shootings o attentati) in Europa o in Nord America. Spesso, individui che per mesi acquistano armi, redigono manifesti, studiano planimetrie e coordinano attacchi letali — operazioni che richiedono una lucida e calcolata Capacità Estrinseca e Intrinseca di altissimo livello — vengono immediatamente inquadrati dai media e dai tribunali come “soggetti affetti da depressione”, “disturbi della personalità” o “lupi solitari disturbati”. Pianificare un massacro richiede l’esatto opposto di uno “spegnimento” cerebrale: richiede una spietata focalizzazione prolungata sul macro-obiettivo estrinseco. Derubricare lucidi crimini d’odio a crisi psichiatriche significa insultare la patologia organica vera e trasformare la giustizia in una succursale dell’assistenza sociale.

6. Il Paradosso Giuridico e l’Imputabilità Topologica a Priori

Aver dimostrato che l’incapacità medica (intrinseca) è limitata a guasti materiali dell’hardware, e che la capacità di agire (estrinseca) è un dato di fatto oggettivo in funzione dell’azione compiuta, fa crollare definitivamente l’orfanotrofio della deresponsabilizzazione.

Si palesa così il paradosso insostenibile per la giurisprudenza odierna: lo Stato concede ai cittadini (anche minorenni) libertà di movimento, accesso globale alle informazioni, il potere di formare gruppi e di disporre di beni materiali e veicoli. Ma quando questi individui emettono radiazioni tossiche, distruggendo i nodi adiacenti, lo Stato invoca improvvisamente una presunta “incapacità psicologica” per non sanzionarli.

La Meccanica della Comunità chiude questo cortocircuito formulando la Legge dell’Imputabilità Topologica a Priori:

“Se lo Stato o la comunità concede a un individuo l’accesso a un Ruolo, permettendogli di muoversi nello spazio sociale e di interagirvi, essa sta implicitamente certificando la sua Capacità Estrinseca. Sta certificando che quell’individuo, essendo intrinsecamente vigile e sano, possiede l’hardware pre-cablato dal DNA per comprendere le regole e i confini di quel Discontinuum. Pertanto, la sua capacità di intendere e di volere rispetto a quello spazio è un dato di fatto a priori, inalienabile quanto il suo diritto a vivere in una comunità coesa, e non può mai essere negata a posteriori di fronte a una violazione volontaria.”

La società occidentale deve smettere di usare le valutazioni psicologiche e la sociologia del disagio per medicalizzare la devianza topologica. Solo smettendo di trattare i crimini sociali come misteriosi “black-out” dell’anima, e tornando a giudicarli per ciò che la biologia e la termodinamica ci insegnano che sono — scelte lucide ed estrinsicamente consapevoli di menti pre-cablate per agire — potremo finalmente riattivare il Polo Interdittivo.

E questo Polo non deve essere visto come una cieca vendetta o una crudeltà disumana. Al contrario, per la fisica relazionale, l’applicazione inesorabile e certa della Sanzione rappresenta l’unica, vera e suprema “terapia” termodinamica: è l’urto geometrico e vitale assolutamente necessario per costringere il trasgressore a riallineare il proprio hardware ai confini insopprimibili della realtà.

Bibliografia

  • American Psychiatric Association. (2013). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (5th ed.). Washington, DC: APA. (Trad. it.: DSM-5. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2014).
  • Furedi, F. (2003). Therapy Culture: Cultivating Vulnerability in an Uncertain Age. London: Routledge. (Trad. it.: Il nuovo conformismo. Troppa psicologia nella vita quotidiana, Feltrinelli, Milano, 2005).
  • Pinker, S. (2002). The Blank Slate: The Modern Denial of Human Nature. New York: Viking. (Trad. it.: Tabula rasa. Perché non è vero che gli uomini nascono tutti uguali, Mondadori, Milano, 2005).
  • Szasz, T. S. (1963). Law, Liberty, and Psychiatry: An Inquiry into the Social Uses of Mental Health Practices. New York: Macmillan. (Trad. it.: La legge, la libertà e la psichiatria, Spirali, Milano, 2000).

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