La mia libertà finisce quando inizia quella degli altri.

Soffermiamoci sul concetto di libertà. Essa può essere intesa come facoltà individuale. In questa circostanza, per libertà s’intende la condizione per cui un individuo può decidere di pensare, esprimersi e agire senza costrizioni, ricorrendo alla volontà di ideare e mettere in atto un’azione, mediante una libera scelta dei fini e degli strumenti che ritiene utili a realizzarla.

In questa definizione di libertà, i fini di un’azione non costituiscono un vincolo per l’individuo. Egli, per essere pienamente libero, può scegliere qualsiasi fine verso cui indirizzare le sue azioni. Quest’idea di libertà vale per una persona che vive da sola. Se un soggetto, che vive in una comunità, mette in atto un’azione per interessi personali, può ledere gli interessi altrui. Con quest’idea di libertà senza alcun vincolo ai fini, egli sarebbe libero di fare male agli altri.  Per contrastare quest’idea di libertà, Martin Luter King: affermò: la mia libertà finisce quando inizia quella degli altri. 

Inseriamo il pensiero di Martin Luther King nella nostra argomentazione sui sistemi, costrittivo e responsivo. Riteniamo che, chi vive in una comunità, non possa essere libero di scegliersi i fini. Il fine di ogni sua azione deve essere il bene comune, cioè il bene della comunità in cui vive.  Un soggetto, che vive in una comunità, deve stare attento a non ledere gli interessi altrui. In altre parole deve agire con atteggiamento responsivo.

Inserito questo limite al concetto di libertà, possiamo definire la stessa, come la facoltà di agire e interagire responsabilmente. Ciò significa che ciascuno di noi è libero tutte le volte che agisce e interagisce con gli altri, utilizzando le proprie competenze, conoscenze, attitudini, ecc., nell’interesse di se stesso e degli altri, cioè per il bene comune.

La libertà, così definita, inquadra il pensiero di Martin Luther King in una cornice teorica. La libertà è limitata perché è posto un limite al fine di ogni nostra azione. Possiamo fare ciò che vogliamo, possiamo interagire con chi vogliamo, l’importante è che l’obiettivo finale sia il bene comune.

Un secondo limite alla libertà individuale è posto dal sistema costrittivo delle leggi. Anche questo sistema è finalizzato al bene comune. Esso, però, genera gabbie costrittive che riducono gli ambiti d’interazione responsiva.

Abbiamo definito la comunità sulla base dell’obiettivo che ciascun membro della comunità si prefigge. Si ha una comunità quando l’obiettivo di ciascun membro è il bene comune, cioè il proprio bene e quello di tutti gli altri. Il concetto di “sistema responsivo” definisce il mezzo con cui ciascun membro della comunità persegue il bene comune. Si tratta delle proprie competenze, abilità, conoscenze, sensibilità, ecc.

Una comunità responsiva ideale è quella comunità in cui la coesione sociale è assicurata dal sistema responsivo di ciascun membro. In una  comunità responsiva ideale le interazioni tra gli individui avvengono solo sul piano responsivo (interscambio di conoscenze, fiducia, stima, rispetto, competenze, ecc., finalizzate al bene comune). Nella comunità responsiva ideale ogni individuo ha il massimo grado di libertà. Egli è libero al 100%.

La comunità responsiva ideale, però, è quasi impossibile da realizzarsi. Spesso e volentieri, infatti, gli individui si mettono in atteggiamento individualistico e cercano di far valere le loro ragioni con la forza e la prepotenza. Se questi atteggiamenti sono diffusi, la comunità tende a disgregarsi. Per tale motivo, in ogni comunità umana sono state introdotte leggi, dapprima orali poi scritte, che costringono i cittadini a determinati comportamenti.

Le comunità umane, quindi, sono fondate anche sulle leggi e sul loro rispetto. La legge è una forma di costrizione che la comunità impone a ciascun cittadino per limitare atteggiamenti individualistici e favorire il bene della comunità stessa. Ciascun individuo, che fa parte di una comunità, è costretto, per il bene della stessa comunità, a rispettare le leggi.

La coesione di una comunità dipende da due sistemi: il sistema costrittivo delle leggi e il sistema responsivo individuale. IL sistema responsivo individuale è l’insieme di conoscenze, competenze, abilità, consapevolezze, valori, regole interiori, ecc., finalizzate al bene comune, cioè al bene di se stessi e di tutti gli altri.

Sia le leggi costrittive sia i sistemi responsivi dei singoli cittadini contrastano gli atteggiamenti individualistici che disgregano la comunità. Per risolvere e dirimere conflitti sociali, causati da atteggiamenti individualistici, si può intervenire sul piano costrittivo delle leggi oppure sul piano responsivo individuale. Definiamo “pensiero costrittivo” l’idea che per contrastare le forze disgreganti una comunità, l’unico mezzo sia il promulgamento di leggi, regolamenti, ecc.

Il pensiero costrittivo non tiene conto del fatto che più leggi si introducono in una comunità più si riducono gli ambiti di azione e interazione responsiva. Il sistema costrittivo delle leggi, infatti, è una forza che si nutre del sistema responsivo individuale, ingabbiandolo. Più leggi sono promulgate, più gabbie costrittive sono generate nei vari ambiti sociali, riducendo le interazioni responsive individuali e riducendo il grado di libertà dei singoli.

Il pensiero costrittivo è una spinta per promulgare un numero sempre maggiore di leggi. Ciò logora il sistema responsivo dei singoli cittadini, riducendone il grado di libertà. Questo logoramento può portare a una comunità costrittiva in cui la coesione sociale è affidata esclusivamente al sistema costrittivo delle leggi. Nella comunità costrittiva i cittadini sono degli irresponsabili sociali, propensi esclusivamente a interessi personali (propri o di amici e parenti). In questa comunità solo le leggi, sempre più opprimenti, assicurano la coesione sociale. In questa comunità il grado di libertà di ciascun cittadino si riduce, fino ad azzerarsi.

11 pensieri su “La mia libertà finisce quando inizia quella degli altri.

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