1. La Biologia della Risoluzione vs. L’Industria della Gestione
Nei capitoli precedenti abbiamo assistito allo sgretolamento del buon senso biologico. Abbiamo visto lo Stato occidentale costringere il cittadino onesto a risarcire il criminale ferito, processare i medici per non aver garantito l’impossibile “rischio zero” e paralizzare le forze dell’ordine di fronte alle devastazioni urbane. Di fronte a questo suicidio ingegneristico, la mente logica si pone una domanda ineludibile: come è possibile che legislatori, magistrati ed élite, dotati di altissima intelligenza cognitiva, continuino a emanare sentenze e leggi che aggravano la malattia?
Per rispondere, dobbiamo introdurre una distinzione economica e termodinamica fondamentale: la differenza tra Risoluzione di un problema e Gestione di un problema.
Il nostro DNA e il nostro motore predittivo ci hanno pre-cablati per risolvere i problemi della comunità. In un ecosistema organico, se un patogeno attacca la rete (es. un ladro, un violento, un disturbatore seriale), i nodi sani e il Vettore Verticale intervengono con la massima Immediatezza Termodinamica: usano la forza proporzionata, neutralizzano la minaccia, puniscono o espellono l’anomalia. La risoluzione è un atto biologico a costo zero (o bassissimo) per il sistema nel lungo periodo. Una volta eliminato il problema, la rete torna in stato di riposo fisiologico.
Ma la “risoluzione a costo zero” è il più grande nemico della burocrazia moderna. È qui che interviene subdolamente l’ideologia dei Diritti Umani positivi e inalienabili. Imponendo il dogma che il criminale o il deviante non possa mai essere punito fisicamente, espulso o neutralizzato definitivamente sul posto a causa della sua intoccabilità costituzionale, lo Stato ha vietato la Risoluzione e ha imposto la Gestione.
A differenza della risoluzione, la “gestione” di un patogeno è un processo lentissimo, cronicizzato e, soprattutto, estremamente costoso. Richiede comitati, assistenti sociali, avvocati d’ufficio, percorsi di rieducazione fallimentari, psicologi, anni di udienze e scartoffie. Il divieto imposto al cittadino (o al poliziotto) di agire da anticorpo risolutivo non è un vezzo filosofico: è la creazione di un monopolio economico. Lo Stato vieta di spegnere l’incendio, perché attorno a quell’incendio ha costruito una colossale industria.
2. La Neurobiologia della Macchina Vuota: Il Concetto di Autopoiesi
Per comprendere la spietatezza di questo meccanismo, dobbiamo abbandare l’illusione romantica che lo Stato moderno sia un’istituzione nata per fare il “bene” che sta semplicemente commettendo degli errori di valutazione.
Il neuroscienziato e psichiatra Iain McGilchrist (2009) ha svelato l’origine neurologica di questa cecità. La nostra società è caduta sotto il dominio assoluto dell’emisfero sinistro del cervello: eccellente nel creare protocolli burocratici rigidi, ma clinicamente cieco al quadro d’insieme e alla realtà viva. Le élite ragionano attraverso una struttura che si disinteressa dell’organismo vivo per concentrarsi ossessivamente sulla procedura morta.
Quando un apparato statale viene governato da questo approccio, la comunità degenera in una Macchina Vuota. Ed è qui che la biologia e la sociologia ci forniscono la parola esatta per descriverne la natura: Autopoiesi. Coniato dai biologi Maturana e Varela (1973), il termine definisce la capacità di un sistema di mantenere e riprodurre continuamente sé stesso. Il sociologo Niklas Luhmann (1984) ha genialmente traslato questa intuizione alla modernità, dimostrando che il Diritto e la Burocrazia sono diventati “sistemi autopoietici chiusi”: non comunicano più con i bisogni reali dei cittadini, comunicano solo con sé stessi allo scopo di auto-conservarsi.
La Macchina Vuota ha reciso il proprio legame con l’Obiettivo Intrinseco (la sicurezza dei nodi). Il suo unico scopo è giustificare i propri stipendi e accrescere il proprio potere. Per farlo, ha bisogno di bruciare energia, che estrae esattamente dall’attrito sociale. Analizziamo come questa mostruosa autopoiesi abbia divorato la società.
3. Il Mercato della Frizione: Malasanità e Industria Legale
Riprendiamo il cortocircuito della “Medicina Difensiva” e della cultura del contenzioso analizzato in precedenza. Abbiamo dimostrato come la pretesa del Rischio Zero abbia distrutto l’alleanza tra medico e paziente. Ma cui prodest?
Non giova al paziente (che muore in liste d’attesa) e non giova al medico (che vive nel terrore). Giova immensamente a un terzo attore autopoietico: l’industria del contenzioso legale e assicurativo. Se la comunità tornasse a fidarsi dei propri medici, accettando le probabilità della biologia (la risoluzione), l’attrito crollerebbe e questa gigantesca industria fallirebbe in 24 ore. La Macchina lo sa. Per questo le potenti lobby premono sui legislatori affinché vengano emanate leggi sempre più iper-garantiste. Non cercano la Giustizia; cercano di gestire e istituzionalizzare l’attrito, assicurandosi che ogni interazione umana diventi un fascicolo legale da cui estrarre parcelle.
4. Il Criminale come “Asset” e il Collasso del Valore Topologico
Lo stesso identico algoritmo estrattivo si applica all’ordine pubblico. Nella topologia della Macchina Vuota, il criminale ha smesso di essere un’anomalia da estirpare. Il patogeno è diventato un “Asset Economico”. È la materia prima che tiene in vita l’industria della giustizia terapeutica.
Se lo Stato permettesse agli anticorpi sociali di risolvere i problemi (la tolleranza zero in tempo reale), la fornitura di questa materia prima si prosciugherebbe. Per autorigenerarsi, il sistema ha un bisogno disperato che il criminale continui a esistere, venga arrestato, affidato alle cooperative di recupero, rilasciato e poi riarrestato, in un ciclo infinito (revolving door) che nutre l’apparato. Le sentenze a vantaggio del delinquente non sono l’errore di un giudice ingenuo: sono l’hardware che mantiene intatto l’Asset.
Questo azzeramento del Valore Topologico (Vt) è tragicamente visibile nel teatrino dell’ordine pubblico che si innesca ogni qualvolta le strade di Parigi, Londra, Berlino o Roma bruciano per le guerriglie urbane. Il palcoscenico mediatico si divide in due finte fazioni:
- La Sinistra (La Deriva Terapeutica): Prende le parti dei manifestanti violenti, giustificando saccheggi e blocchi stradali in nome del “disagio” o del dissenso.
- La Destra (Il Finto Arginamento): Difende formalmente la divisa, ma accetta supina le regole d’ingaggio, rifiutandosi di stracciare i codici garantisti che legano le mani alla polizia.
Sia la Destra che la Sinistra mentono, perché entrambe sono complici della Macchina Vuota. Ambedue accettano a priori l’ideologia dei diritti inalienabili dell’aggressore. Mettendo sullo stesso piano giuridico il poliziotto (il globulo bianco) e il devastatore (il virus), il sistema certifica la Simmetria Letale.
Questa paralisi è supportata dall’intellighenzia accademica. Il sociologo Didier Fassin, analizzando la polizia nelle banlieues, inquadra costantemente i rivoltosi come vittime e le forze dell’ordine come razzisti oppressori. Ignorando il Valore Topologico, Fassin sacrifica i cittadini onesti, teorizzando l’immunità per chi distrugge il Discontinuum sociale. All’estremo opposto, l’illuminante intuizione del filosofo Jean-Claude Michéa smaschera questo tradimento: egli capisce che il devastatore urbano non è un “ribelle”, ma un predatore iper-capitalista che estrae vantaggio distruggendo i beni dei suoi stessi vicini. Michéa certifica che senza una sanzione severa (la risoluzione), la civiltà semplicemente collassa.
5. Il Gioco al Massacro
Privata della capacità di “Risoluzione” a causa del dogma dei diritti umani, la gestione dell’ordine pubblico degenera in un macabro gioco al massacro, una finzione in cui tutti gli attori operano per interesse o calcolo autopoietico:
- Il Devastatore (L’Asset): Sa di essere intoccabile. Conosce l’algoritmo del garantismo e sa che i suoi “diritti inalienabili” lo riporteranno per strada in poche ore. Estrae gratificazione a costo zero.
- Il Poliziotto (L’Anticorpo Paralizzato): Scende in piazza con l’angoscia del burocrate. Sa che se usa la forza strutturale per risolvere il problema, domani sarà processato dallo stesso Stato che lo ha inviato. Quindi si limita a “gestire” passivamente la piazza, subendo i colpi.
- Il Giudice (Il Funzionario della Macchina): Al riparo nel suo ufficio, usa il bilancino dei diritti astratti per indagare sull’eccesso di forza della polizia o scarcerare i devastatori, appagando il proprio senso di superiorità morale e alimentando il ciclo procedurale.
- I Media e la Politica (Gli Estrattori di Consenso): Hanno disperatamente bisogno che la piazza bruci per settimane in una bassa intensità cronica. I media vi estraggono click e ascolti; la politica vi costruisce campagne elettorali perpetue (la destra grida all’insicurezza, la sinistra al fascismo delle divise).
Conclusione: Il Parassita che Divora l’Ospite
La biologia dell’Autopoiesi chiude il quadro clinico dell’Occidente contemporaneo. Non ci troviamo di fronte a leader stupidi o a leggi scritte per disattenzione. Ci troviamo di fronte a un sistema che ha scoperto come la perenne gestione del caos sia infinitamente più redditizia della sua biologica risoluzione.
Un apparato burocratico nato per servire l’uomo si è reso autonomo, iniziando a cannibalizzare il suo stesso organismo ospite. Esattamente come una cellula tumorale che continua a moltiplicarsi per auto-alimentarsi, la Macchina Vuota non si rende conto che, succhiando tutta l’energia vitale dalla rete e facendola implodere sotto il peso del Calore Tensoriale (ΦHS), finirà inesorabilmente per uccidere la Comunità. E quando l’ospite muore di asfissia, anche il parassita burocratico perisce con esso. La presa di coscienza di questa meccanica estrattiva e della sua natura parassitaria è il primo, chirurgico passo vitale per smantellare il tumore.
Bibliografia
- Fassin, D. (2011). La Force de l’ordre. Une anthropologie de la police des quartiers. Paris: Le Seuil. (Trad. it.: La forza dell’ordine. Antropologia della polizia nelle periferie, Mimesis, Milano, 2013).
- Luhmann, N. (1984). Soziale Systeme. Grundriß einer allgemeinen Theorie. Frankfurt am Main: Suhrkamp. (Trad. it.: Sistemi sociali. Fondamenti di una teoria generale, Il Mulino, Bologna, 1990).
- Maturana, H. R., & Varela, F. J. (1973). De máquinas y seres vivos: autopoiesis: la organización de lo vivo. Santiago, Cile: Editorial Universitaria.
- McGilchrist, I. (2009). The Master and His Emissary: The Divided Brain and the Making of the Western World. New Haven: Yale University Press.
- Michéa, J.-C. (2011). Le Complexe d’Orphée: La gauche, les gens ordinaires et la religion du progrès. Paris: Climats. (Trad. it.: Il complesso di Orfeo, Elèuthera, Roma, 2022).