I diritti umani

Il mio professore di università, Giuseppe Vaccarino mi ha insegnato l’importanza della chiarezza espositiva. Ricordo una sua frase ribadita più volte: Se legge qualcosa che non capisce, chi scrive ha le idee poco chiare. Chi scrive ha il dovere di essere chiaro per rispetto verso il lettore. Chi legge può commentare uno scritto, in modo positivo o negativo, soltanto se esso è chiaro e comprensibile. La chiarezza espositiva, a mio avviso, va di pari passo con la veridicità delle affermazioni, dei ragionamenti e delle argomentazioni. Un’affermazione ha valore di verità se può essere verificata tramite osservazione.  I ragionamenti e le argomentazioni hanno valore di verità se discendono da una teoria ritenuta valida. Un ragionamento o un’argomentazione supportati da basi teoriche non solo hanno maggiore valore di verità, ma sono anche più chiare (rispetto a un ragionamento o un’argomentazione non supportate da una teoria). La teoria funge da sistema di riferimento che supporta, rende validi e chiari tutti i ragionamenti, le argomentazioni e le affermazioni che da essa discendono.

Quando si scrive una costituzione, è fondamentale partire da principi universali accettati dalla totalità o quasi totalità dei cittadini. Definiti questi principi, la stesura della costituzione avviene mantenendo questi principi come linea guida. I principi devono essere chiari e non contraddittori.

A me appare evidente che, quando si afferma il concetto di “popolo sovrano”, per “popolo” si intende la “comunità nazionale”. Non si può, infatti, pensare che ciascun individuo detenga i tre poteri: legislativo, esecutivo e giudiziario.

Il principio di base comune su cui si fonda lo statuto Albertino e la Costituzione Repubblicana è il seguente: La comunità nazionale è detentrice dei tre poteri, legislativo, esecutivo e giudiziario; ogni funzionario della Nazione, anche se non eletto, è un rappresentante della comunità nazionale.

Nello Statuto Albertino, il re è il massimo rappresentante del Regno, per tale motivo la sua persona è sacra e inviolabile.

Nella prima parte dello Statuto Albertino e della Costituzione Repubblicana sono fissati alcuni limiti alla sovranità popolare, cioè al potere della comunità nazionale. Essi concernono alcuni diritti dei cittadini (libertà di stampa, di proprietà, di associazione, ecc.)

Sia lo Statuto Albertino sia la Costituzione Repubblicana hanno un secondo principio fondante, espresso come obiettivo. Nello Statuto Albertino, l’obiettivo fondamentale delle istituzioni, che incarnano il potere della comunità, è l’avvenire glorioso della Nazione. Nella Costituzione Repubblicana, l’obiettivo fondamentale delle istituzioni, che incarnano il potere della comunità, è il riconoscimento/garanzia dei diritti della persona umana.

La Costituzione Repubblicana, quindi, è stata scritta in conformità a due principi: la sovranità appartiene al popolo; la persona umana possiede diritti innati.

Possiamo soffermarci sul criterio di veridicità del secondo principio.  I diritti innati non sono osservabili; inoltre non esiste una teoria da cui si evince questo principio.

Ritengo che i diritti umani siano da ricondurre al Nuovo Testamento.  Nell’Antico Testamento Dio detta le norme alla comunità israelita. Nel Nuovo Testamento Gesù, figlio di Dio, detta le regole morali nell’interazione tra esseri umani. La dicotomia uomo/cittadino è la stessa dicotomia tra Nuovo e Antico Testamento. Le leggi di Dio concernono le comunità; le leggi morali di Gesù concernono il singolo individuo, cioè la persona umana. Cristo, nel suo agire, ci insegna che ogni uomo conserva indistintamente l’immagine di Dio e la dignità dell’essere umano. Questa è l’origine dei diritti della persona umana. L’obbligo morale dei cristiani verso ogni persona umana diviene obbligo istituzionale verso la persona umana, portatrice di diritti innati.

Nei Vangeli, inoltre, è chiaramente espresso che Dio ha una particolare predilezione nell’accoglienza ospitale delle categorie umane segnate da debolezza, ferita e peccato. Da quest’assunto discende che il riconoscimento/garanzia dei diritti dei fragili, dei malati e dei peccatori ha maggior valore.

I diritti umani, quindi, sono dettami religiosi. I nostri padri costituenti hanno redatto la Costituzione Repubblicana su basi religiose, cioè su valori espressi nel Nuovo Testamento.  Nel concilio di Trento a tutela dei dettami religiosi è istituito il “tribunale dell’inquisizione”, analogamente, nella stesura della Costituzionale Repubblicana, è istituita la “corte costituzionale” a tutela dei diritti innati della persona umana.

Con l’inserimento dei diritti umani a fondamento delle istituzioni, i padri costituenti hanno sminuito il ruolo della chiesa cattolica con i suoi valori di carità cristiana. Da quel momento in poi sarebbe toccato alle istituzioni statali provvedere ai bisognosi, ai deboli, agli indigenti, ai minori, ai profughi, ecc. Quello che prima era compitò della chiesa cattolica diventa un obbligo di legge per ogni funzionario della Nazione.

Soffermiamoci, adesso, sui “valori sociali”. Nel Regno d’Italia il valore sociale era l’eccellenza nella filosofia, nelle lettere, nelle arti, nelle scienze, nelle tecniche, nei mestieri, nella giurisprudenza e nella politica. Tutta la Nazione Italia era strutturata secondo il principio dell’eccellenza. I gradi più alti delle istituzioni del regno erano ricoperti da funzionari che eccellevano nei “saperi” di loro competenza. Nel Regno d’Italia, per esempio, dopo la riforma Gentile, ai presidi dei licei classici era richiesta un’ottima conoscenza dell’italiano, del greco antico e del latino. Questi presidi erano in grado di conversare in latino e greco antico. Le loro conoscenze erano più vaste e più dettagliate del professore di lettere e del professore di latino e greco. L’eccellenza era garantita dalla “selezione” che avveniva tramite concorsi per esami.  Dall’eccellenza e dalla selezione discendeva la legge del più bravo e del più forte. I più bravi e meritevoli occupavano i gradini più alti della scala sociale. Il ministro Giovanni Gentile era più bravo e meritevole dei presidi dei licei classici, che erano a lui subordinati. Una Nazione forte, con un esercito efficiente, poteva competere nelle guerre di difesa e di conquista e poteva farsi valere a livello internazionale.

Da quanto esposto si evince che i valori sociali della Nazione sono contrapposti alla morale cristiana del Vangelo. Quest’ultima, come già scritto, predilige gli “ultimi” della scala sociale, cioè i poveri, i deboli, ecc. Nonostante questa contrapposizione, morale cristiana e valori sociali possono coesistere all’interno dello stesso Stato. La morale cristiana, infatti, si rivolge agli uomini, mentre i valori sociali sono rivolti ai cittadini del Regno d’Italia.

Gesù, nel suo messaggio evangelico, riconosceva la legittimità dei valori sociali finalizzati alla tutela della comunità. Il suo messaggio era rivolto soprattutto alle persone che ricoprivano ruoli sociali alti. Da questa prospettiva, il messaggio evangelico può essere così sintetizzato: “Non essere superbo, ricordati che sei un uomo, fatto a somiglianza di Dio e come tale hai doveri morali verso gli altri uomini, in particolare verso quelli che nella società sono gli ultimi”.

Possiamo chiederci il motivo per cui, ogni comunità passata e presente, in cui è assente l’ideologia dei diritti umani, si fonda sull’eccellenza. A tal proposito, possiamo considerare una comunità come un organismo. I rappresentanti della comunità sono gli organi di cui l’organismo si compone. Il valore intrinseco dell’organismo è dato dal valore funzionale degli organi di cui è composto e dal valore organizzativo degli organi in apparati e sistemi. Un organismo ha un alto valore intrinseco se tutti gli organi funzionano in modo eccellente e se l’organizzazione degli organi in sistemi e apparati è la migliore possibile. Da ciò si evince che il valore intrinseco di una comunità è dato dall’eccellenza dei rappresentanti delle istituzioni e dall’eccellenza organizzativa delle stesse istituzioni.

Il valore intrinseco di una comunità, fondato sull’eccellenza, è immodificabile. Se la struttura organizzativa delle istituzioni è inefficace, la comunità è fragile; se i rappresentanti delle istituzioni sono corrotti o incapaci, la comunità è fragile. Solo l’eccellenza organizzativa e l’eccellenza dei suoi rappresentanti rende una comunità eccellente, cioè di alto valore. L’eccellenza organizzativa e dei rappresentanti dello Stato richiede l’eccellenza nei “saperi” cioè in: in filosofia, nelle lettere, nelle scienze, nelle tecniche, nelle arti, nei mestieri, nella giurisprudenza e nella politica.

I padri costituenti hanno sostituito il valore intrinseco con un valore estrinseco. I diritti umani, infatti, sono valori estrinseci alla comunità, come la carità verso il prossimo è un valore estrinseco a un organismo. Il valore estrinseco non può prevalere sul valore intrinseco. Se così fosse, un individuo avrebbe il dovere di donare ad altri uomini i propri reni. 

A mio avviso i diritti umani, inseriti come obbligo istituzionale verso i fragili, violano la legge di natura delle comunità. Qualsiasi comunità di umani, di scimpanzé, di macachi, di leoni, di lupi, di bufali di pesci, di uccelli, ecc., per legge naturale, agisce a tutela di se stessa. Un branco di lupi può soccorrere un lupo in difficoltà. Quest’azione, però, non è una legge naturale del branco. Se aiutare quel singolo lupo, mette a serio rischio la comunità, il lupo è abbandonato al suo destino.

I nostri padri costituenti avevano il compito di fissare la migliore organizzazione possibile degli apparati della nascente Repubblica. Il popolo italiano, eleggendoli come propri rappresentanti, non ha dato loro il mandato di stabilire nuovi valori sociali, che sostituissero il valore dell’eccellenza. Per tale motivo, a mio avviso, la prima parte della Costituzione Repubblicana è illegittima e va cancellata.

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