Mini-pulsar

Analizziamo il campo elettrostatico, generato da una carica, che ci consente di far luce sulla più semplice energia presente in natura. Osserviamo l’immagine in basso (figura 1). E’ illustrata una carica elettrica positiva. Essa genera un campo elettrostatico, rappresentato dalle linee di forza (frecce nere). 

Figura 1. Carica elettrica positiva. Le frecce nere indicano le linee di forza del campo elettrico generato dalla carica.

La linea di forza di un campo elettrostatico è la più semplice forma di energia presente in natura. Questa energia diminuisce in modo direttamente proporzionale al quadrato della distanza e si distribuisce alla velocità della luce. Ciò ci induce a ritenere che questa energia sia costituita da due componenti: movimento (velocità della luce) e pulsazione (velocità della luce).

Ipotizziamo che l’energia abbia una natura duale e sia il prodotto di un’interazione che possiamo rappresentare come interazione tra moto ed energia pulsante. Il moto è a-energetico, cioè privo di energia, e funge da “sostegno” all’energia pulsante. L’energia pulsante è formata da punti/istanti energetici che si distribuiscono nello spazio. Il moto a-energetico è anch’esso una pulsazione. Si tratta di una pulsazione inflazionistica, cioè di dilatazione del vuoto.

Per ogni punto/istante l’energia è data dalla velocità istantanea che possiamo rappresentare con un vettore, il cui modulo designa la velocità. Più grande è il modulo maggiore è la velocità. Osserviamo l’immagine in basso. Le due frecce rappresentano due velocità istantanee. Il modulo di ciascuna freccia indica la velocità in un punto/istante. La freccia in alto indica una velocità istantanea doppia rispetto alla freccia in basso (figura 2).

Figura 2. Due velocità istantanee. La velocità istantanea rappresentata dal vettore in alto è doppia rispetto alla velocità istantanea rappresentata dal vettore in basso

L’energia pulsante è formata da punti/istanti energetici che hanno l’energia istantanea della velocità della luce.

Osserviamo l’immagine in basso. Ogni cerchietto blu rappresenta un punto/istante energetico, cioè la velocità istantanea della luce. La freccetta nera indica il verso della pulsazione (figura 3)

Figura 3. Energia pulsante. E’ costituita da un susseguirsi di punti/istanti energetici che si distribuiscono nello spazio alla velocità della luce.

L’energia istantanea è adimensionale. E’ contenuta in punto/istante senza dimensioni spaziali e/o temporali. L’energia istantanea non ha durata e grandezza.

La singola pulsazione energetica, costituita da un susseguirsi di punti/istanti energetici, può variare d’intensità. Maggiore è il numero di punti/istanti energetici, maggiore è l’intensità.

La pulsazione inflazionistica è un salto quantistico in cui lo spazio non è percorso ma bypassato. Possiamo immaginare che la pulsazione energetica, piuttosto che proseguire lungo la propria traiettoria si spezzi in parti, cioè in una serie di pulsazioni. Tra una pulsazione e l’altra si frappone un vuoto energetico. Questo vuoto è bypassato dall’energia. Osserviamo la figura sottostante. In alto è rappresentata una linea di forza che si propaga nello spazio lungo la direzione della freccia; in basso la stessa linea di forza è rappresentata come l’interazione tra due pulsazioni, una energetica (frecce nere) e una inflazionistica (frecce rosse tratteggiate). A scopo illustrativo il moto, cioè la pulsazione inflazionistica avviene lungo l’asse dell’ascissa, mentre la pulsazioni energetica avviene lungo l’asse dell’ordinata (figura 4).

Figura 4. Doppia rappresentazione della linea di forza. La linea di forza, raffigurata in alto, è generata dall’interazione tra due pulsazioni (in basso), una energetica (frecce nere) e una inflazionistica (frecce rosse). Il verso in alto delle frecce nere è a solo scopo illustrativo.

La nostra ipotesi ci consente di chiarire come una linea di forza possa diminuire di energia al quadrato della distanza dalla carica che l’ha generata. Se la linea di forza è un susseguirsi di punti/istanti energetici che si muovono costantemente alla velocità della luce, non c’è alcun modo con cui la linea di forza possa perdere energia. Se ipotizziamo che la linea di forza sia costituita da una doppia pulsazione energetica e inflazionistica, il variare dell’energia si può spiegare facilmente. Osserviamo l’immagine in basso. La linea di forza, spezzettata in una serie di pulsazioni intervallate dal vuoto generato dal salto quantistico, può diminuire di energia diminuendo l’intensità della serie di pulsazioni energetiche (figura 5).

Figura 5. Diminuzione dell’energia di una linea di forza generata dall’interazione tra pulsazione energetica (puntini blu) e pulsazione inflazionistica (frecce nere tratteggiate). L’intensità della pulsazione energetica diminuisce salto quantistico dopo salto quantistico.

Il moto a-energetico è un salto quantistico. Abbiamo rappresentato, a scopo illustrativo, l’energia pulsante perpendicolare al piano di moto. Nella figura 5, i punti rossi sono i punti/istanti energetici che bypassano lo spazio. Questi punti, assieme ai punti blu, rappresentano la pulsazione energetica. Il moto è uno spazio/tempo (velocità della luce) privo di energia; l’energia pulsante è uno spazio/tempo energetico (velocità della luce). I tempi dell’energia pulsante e di moto sono interdipendenti. Il tempo di una pulsazione energetica non può mai superare il tempo del salto quantistico.

Nei precedenti scritti avevamo supposto che i due tempi fossero uguali. Correggiamo questa ipotesi. Il tempo del salto quantistico è sempre maggiore o uguale al tempo della pulsazione energetica.

Possiamo anche affermare che la forma più semplice di energia è l’interazione tra due pulsazioni alla velocità della luce, una energetica e una inflazionistica; quest’ultima è il moto a-energetico, che avviene a salti.

Il susseguirsi di pulsazioni inflazionistiche è come una monorotaia, simile a una scala mobile, che sostiene l’energia pulsante. In ogni gradino della scala, è presente una pulsazione energetica. Essa diminuisce al quadrato della distanza.

Possiamo introdurre un principio sul comportamento dell’energia. Questo principio recita: l’energia è ordinata e l’ordine si può esprimere in leggi matematiche. Osserviamo la figura 5. Possiamo chiederci per quale motivo l’intensità della pulsazione, a ogni salto, diminuisce dello stesso fattore. A questa domanda non c’è risposta. E’ la natura stessa dell’energia che la spinge a diminuire ordinatamente. In altre parole, l’ordine è connaturato all’energia. 

Il susseguirsi delle pulsazioni inflazionistiche costituisce la frequenza dell’energia d’interazione; il susseguirsi delle pulsazioni energetiche costituisce l’intensità dell’energia d’interazione. Le due componenti, serie di pulsazioni inflazionistiche e serie di pulsazioni energetiche, non sono mai ambedue varianti o ambedue invarianti. Quando una delle due componenti è variante, l’altra è invariante. L’energia d’interazione tra pulsazioni energetiche e inflazionistiche può variare di frequenza oppure d’intensità. Se le pulsazioni inflazionistiche diventano più ampie, la frequenza diminuisce, con diminuzione dell’energia; se le pulsazioni inflazionistiche diventano più piccole, la frequenza aumenta, con aumento dell’energia. Se le pulsazioni energetiche diventano più ampie, l’energia aumenta d’intensità; se le pulsazioni energetiche diventano più piccole, l’energia diminuisce d’intensità.

Ipotizziamo che l’energia di una linea di forza diminuisca al variare dell’intensità, con invarianza della frequenza. L’energia, nella sua forma più semplice, quindi, non è costante, ma diminuisce d’intensità in modo ordinato.

Un corpo in stasi o in moto  rettilineo uniforme se acquista o perde energia di moto, si afferma che “accelera”.  L’accelerazione, quindi è un variare dell’energia di moto. Questa variazione può essere positiva o negativa. A volte per indicare la variazione negativa si utilizza il termine “decelerazione”. Utilizziamo i termini accelerare/decelerare e accelerazione/decelerazione con un significato più ampio. Essi non vanno riferiti alla sola energia di moto ma a qualsiasi forma di energia.

Fatta questa premessa, nella sua forma più semplice l’energia si distribuisce nello spazio tramite salti quantistici, decelerando.  Questa decelerazione è dovuta al variare dell’intensità e avviene in modo ordinato. Quest’ordine di distribuzione spaziale, con cui l’energia decelera, ubbidisce alla legge del quadrato delle distanze.  

Differenziamo tempo e spazio di crescita da tempo e spazio di una pulsazione, energetica o inflazionistica. Lo spazio/tempo di crescita è la velocità della luce. Esso funge da sfondo allo spazio e al tempo di una pulsazione. Una singola pulsazione energetica o inflazionistica ha una durata temporale e un’ampiezza spaziale. Lo spazio e il tempo di crescita non hanno né durata né ampiezza. Se di una pulsazione conosciamo l’ampiezza spaziale, possiamo dedurne la durata che dipende dalla velocità di crescita, cioè la velocità della luce. Analogamente, se di una pulsazione conosciamo la durata, possiamo dedurne l’ampiezza spaziale che dipende dalla velocità della luce.

Pulsazione energetica e pulsazione inflazionistica interagiscono anche tramite la direzione e il verso. Questa interazione genera la “carica”, che può essere elettrica o magnetica. Nel campo elettrostatico la carica è elettrica. In questo campo la pulsazione energetica e inflazionistica di una linea di forza hanno la stessa direzione ma possono differenziarsi per il verso. Se il verso coincide, l’interazione pulsazione energetica/pulsazione inflazionistica è energia di carica positiva; se il verso è opposto, l’interazione pulsazione energetica/pulsazione inflazionistica è energia di carica negativa.

Osserviamo l’immagine in basso. Sono rappresentate due pulsazioni energetiche, una di carica positiva (freccia blu) e una di carica negativa (freccia rossa). Le due frecce verdi indicano il moto (serie di pulsazioni inflazionistiche) delle mini-pulsar (figura 6).

Figura 6. Due pulsazioni energetiche di carica opposta. La pulsazione energetica in alto ha carica positiva; il verso della pulsazione energetica (freccia blu) è uguale al verso di moto. La pulsazione energetica in basso ha carica negativa; il verso della pulsazione energetica è opposto al verso di moto.

Due cariche elettriche interagiscono attraverso la legge di Coulomb che recita: La forza di attrazione e repulsione fra due corpi dotati di carica elettrica è direttamente proporzionale al prodotto tra le cariche possedute da due corpi e inversamente proporzionale al quadrato della loro distanza. Osserviamo l’immagine in basso. E’ illustrata l’interazione tra due cariche elettriche, una positiva (verde) e una negativa (blu). Le linee di forza delle due cariche interagiscono, generando linee di forza comuni (figura 7).

Figura 7. Interazione energetica tra due cariche elettriche, una positiva (verde) e una negativa (blu).  L’interazione energetica avviene attraverso le linee di forza che si sovrappongono lungo la stessa traiettoria.

Due cariche di segno opposto, vicine nello spazio, generano due campi elettrostatici uno positivo e uno negativo. I due campi interagiscono attraverso le linee di forza. La linea di forza di carica positiva interagisce con la linea di forza di carica negativa, generando una linea di forza, la cui energia è il prodotto delle due cariche. Ciascuna linea di forza (positiva o negativa) è costituita da due componenti: pulsazione energetica e inflazionistica. Soffermiamoci su una singola linea di forza che si origina dall’interazione tra una carica positiva e una carica negativa.

A scopo illustrativo, nell’interazione tra una carica positiva e negativa, possiamo rappresentare le pulsazioni energetiche con la faccia rivolta verso l’alto. In un sistema di assi cartesiani, quindi, disegniamo sull’asse delle ordinate le pulsazioni energetiche (tutte verso l’alto), sull’asse delle ascisse le pulsazioni inflazionistiche delle linee di moto. Le due cariche che generano l’interazione delle due linee di forza sono illustrate con due palline, una rossa (carica positiva) e una blu (carica negativa). Notiamo che ogni coppia di pulsazioni interagenti, possiede la stessa energia pulsante, che equivale al prodotto tra l’energia pulsante a carica positiva e l’energia pulsante a carica negativa (figura 8).

Figura 8. Interazione energetica tra due cariche elettriche, una positiva (blu) e una negativa (rossa).  L’interazione energetica avviene attraverso le linee di forza che si dispongono contigue lungo la stessa traiettoria. In questa figura è illustrata l’interazione lungo una singola linea di forza. Le frecce tratteggiate rossa e blu indicano i due moti contrapposti. Le frecce rosse designano le pulsazioni energetiche di carica negativa; le frecce blu indicano le pulsazioni energetiche di carica positiva. Nei punti/istanti d’interazione il prodotto tra le due pulsazioni è costante.

L’energia costante si origina dall’interazione tra due forme di energia che si distribuiscono nello spazio, accelerando/decelerando l’una rispetto all’altra. Rispetto alla carica positiva, l’energia positiva decelera, mentre l’energia negativa accelera; analogamente, rispetto alla carica negativa, l’energia positiva accelera mentre l’energia negativa decelera. Se confrontiamo due linee di forza generate da due cariche a diversa distanza l’una dall’altra, notiamo come l’energia in ogni punto/istante diminuisce al quadrato della distanza. La variazione di energia dipende dalla frequenza. Maggiore è la distanza tra le due cariche, minore è la frequenza. Osserviamo le due immagini illustrate in basso. Notiamo come la frequenza delle pulsazioni energetiche sia maggiore nell’immagine in alto rispetto alla frequenza delle pulsazioni energetiche dell’immagine in basso (figura 9).

Figura 9. Due cariche elettriche positiva (blu) e negativa (rossa), poste a differente distanza l’una dall’altra. Notiamo che l’energia d’interazione lungo una linea di forza è minore di frequenza se la distanza tra le due cariche è maggiore.

La regola del quadrato della distanza con cui un’energia, distribuendosi nello spazio accelera/decelera vale anche per l’accelerazione/decelerazione dovuta alla frequenza. Due cariche interagenti generano linee di forza costituite dall’interazione di energia positiva ed energia negativa. Quest’interazione è energia costante, che può variare allontanando o avvicinando le cariche, cioè distribuendo/concentrando nello spazio la loro energia di carica. La variazione è dovuta alla frequenza e obbedisce alla regola del quadrato delle distanze.

La carica positiva è attirata dalla carica negativa perché le linee di forza negative sono più intense in vicinanza della carica negativa. Analogamente, la carica negativa è attirata dalla carica positiva per il fatto che le linee di forza positive sono più intense in vicinanza della carica positiva.

Nonostante le due cariche si attirino l’un l’altra, non possono scontrarsi. Ciò dipende dal fatto che la frequenza non può scendere sotto il livello di uguaglianza dei tempi delle oscillazioni reali e inflazionistiche. Il tempo dell’oscillazione reale non può mai superare il tempo dell’oscillazione inflazionistica. Quest’ultimo tempo, che determina la frequenza, non può scendere sotto questo livello fondamentale.

Introduciamo il concetto di mini-pulsar. Una mini-pulsar è una pulsazione energetica con due caratteristiche: intensità e frequenza. La mini-pulsar si orgina dall’interazione tra due forme di energia che si distribuiscono nello spazio accelerando/decelerando. L’interazione può essere di opposti o complementare. Nella mini-pulsar  generata dall’interazione tra due cariche elettriche o magnetiche, l’interazione tra le due forme di energia (positiva e negativa) è di opposizione.

La linea di forza di un campo elettrostatico, se non consideriamo la velocità della luce e il flusso di pulsazioni di carica positiva e di carica negativa, possiamo immaginarla come una serie di mini-pulsar statiche, disposte lungo la traiettoria della linea di forza. Ciascuna mini-pulsar è sincronizzata alle altre e irradia energia della stessa intensità e con la stessa frequenza di pulsazioni (figura 10).

Figura 10. I cerchietti blu sono mini-pulsar fissi nello spazio e disposti ordinatamente lungo la linea di forza. Ogni mini-pulsar irradia energia della stessa intensità. Quest’energia si origina dall’interazione tra carica positiva (freccia blu) e carica negativa (freccia rossa). Tutte le mini-pulsar sono sincronizzate e pulsano alla stessa frequenza temporale.

La frequenza di pulsazione di ciascuna mini-pulsar, lungo una linea di forza, dipende dalla distanza tra le due cariche (positiva e negativa). Maggiore è la distanza minore è la frequenza.  

L’interazione energetica tra due cariche di segno opposto è definita interazione dipolare. L’interazione dipolare può essere elettrica o magnetica. In natura l’energia magnetica si manifesta in dipolo magnetico mentre l’energia elettrica è monopolare.

L’energia dipolare è energia di interazione tra opposti. Esiste in natura anche l’interazione tra due energie complementari. Quest’interazione concerne l’energia elettromagnetica. Essa è generata dall’interazione complementare tra energia elettrica ed energia magnetica.

Osserviamo l’immagine in basso (figura 11). E’ rappresentata l’onda elettromagnetica. Il campo elettrico e il campo magnetico si susseguono alla velocità della luce. Si notano le pulsazioni energetiche elettriche ( linee rosse) e magnetiche (linee blu). Sia il campo elettrico sia il campo magnetico sono formati da due lobi (cresta e ventre), distribuiti lungo la linea di moto della luce, costituito da una serie di salti quantistici a-energetici.

Figura 11.  Onda elettromagnetica. In questa rappresentazione dell’onda elettromagnetica, ambedue le due forme di energia hanno struttura lobare. 

In precedenza abbiamo illustrato l’interazione tra due energie di carica opposta. Due pulsazioni di carica opposta interagiscono generando energia la cui intensità è il il prodotto dell’intensità dell’una e dell’altra. Due energie complementari interagiscono tramite le loro energie pulsanti. In quest’interazione, due pulsazioni complementari generano una pulsazione la cui intensità è la somma delle due due pulsazioni generatrici.

Riteniamo che l’onda elettromagnetica sia costituita dall’interazione di complementarietà tra onda elettrica e onda magnetica. Osserviamo le immagini in basso le pulsazioni rosse sono di energia elettrica, le pulsazioni nere di energia magnetica, le pulsazioni arancioni sono di energia elettromagnetica. L’intensità dell’energia elettromagnetica è la somma dell’intensità dell’elettrica e dell’energia magnetica. (figura 12).

Figura 12.  Pulsazioni elettromagnetiche ottenute sommando pulsazioni elettriche con pulsazioni  magnetiche.  

Riteniamo che la rappresentazione dell’onda elettromagnetica della figura 5 non sia corretta. In questa rappresentazione, energia elettrica ed energia magnetica crescono e decrescono simultaneamente senza interagire.

L’onda elettromagnetica è un susseguirsi di pulsazioni elettriche e pulsazioni magnetiche interagenti per complementarietà. L’interazione è tale che la pulsazione  elettrica decelera di intensità all’accelerazione (di intensità) della punsazione magnetica e la pulsazione magnetica decelera di intensità all’accelerazione (di intensità) della pulsazione elettrica. L’energia elettromagnetica, in questo susseguirsi di pulsazioni elettriche e magnetiche è costante in ogni punto.  La somma delle due pulsazioni, infatti, è sempre la stessa.

La rappresentazione corretta dell’onda elettromagnetica è illustrata nella figura 13.  Le frecce rosse illustrano la serie di pulsazioni dell’onda elettrica; le frecce nere illustrano la serie di pulsazioni dell’onda magnetica.  Energia elettrica ed energia magnetica interagiscono pulsazione dopo pulsazione. La somma delle due pulsazioni è la pulsazione elettromagnetica. Quest’ultima ha intensità costante. 

Figura 13. Onda elettromagnetica. L’onda elettromagnetica è formata da pulsazioni di energia elettrica e magnetica. Queste pulsazioni illustrano l’interazione tra queste due forme di energia. Ciascuna interazione è il 100 % di energia. Quando la pulsazione elettrica è al massimo (100%), la pulsazione magnetica è zero. Quando la pulsazione magnetica è al massimo (100%), la pulsazione elettrica è zero. La freccia verde è la linea di moto, costituita da una serie di salti quantistici a-energetici. 

Osserviamo le due illustrazioni in basso. Le pulsazioni dell’energia elettrica (sotto) e dell’energia magnetica (sopra) hanno forma complementare (quando l’energia elettrica accelera, l’energia magnetica decelera e viceversa).  La freccia verde designa la linea di moto (figura 14).

Figura 14. Illustrazione dell’energia elettrica e dell’energia magnetica in forma complementare. L’energia magnetica è illustrata dalle pulsazioni nere. Esse sono perpendicolari ai alle pulsazioni  dell’energia elettrica, in rosso. Le due energie sono complementari per accelerazione/decelerazione.  

Anche con questa struttura sia le pulsazioni dell’energia elettrica sia le pulsazioni dell’energia magnetica generano un’onda energetica. Osserviamo l’immagine in basso (figura 15). E’ illustrata l’onda sonora. Essa è generata da aree di alta energia alternate da aree di bassa energia. L’energia, in questo caso è data dalla pressione dell’aria. Si ha alta energia quando le molecole dell’aria sono più compresse; si ha bassa energia quando le molecole dell’aria sono più rade.

Figura 15. Generazione dell’onda sonora. L’onda sonora è generata da aree di alta pressione che si alternano ad aree di bassa pressione. I puntini neri rappresentano molecole di aria che sono più fitte, là dove c’è più pressione, quindi più energia; le molecole di aria sono più rade, là dove c’è meno pressione, cioè meno energia. 

Osserviamo le due immagini in basso.  In alto è rappresentata l’energia elettrica; in basso è rappresentata l’energia magnetica (figura 16). Notiamo che ambedue le forme energia alternano pulsazioni con alta energia a pulsazioni con bassa energia. Ambedue, quindi, sono onde.

Figura 16. Sia l’energia elettrica, sia l’energia magnetica sono onde. Le pulsazioni energetiche, di cui sono composte le due forme di energia, variano d’intensità in modo crescente e decrescente. 

Le pulsazioni ad alta energia elettrica corrispondono all’alta pressione sonora; le pulsazioni a bassa energia elettrica corrispondono alla bassa pressione sonora. Le pulsazioni ad alta energia magnetica corrispondono all’alta pressione sonora; le pulsazioni a bassa energia magnetica corrispondono alla bassa pressione sonora. Energia elettrica ed energia magnetica hanno, quindi, struttura ondulatoria. L’energia elettromagnetica è costituita da due onde, una elettrica e una magnetica, perpendicolari l’una all’altra. Ad aree di alta energia elettrica corrispondono aree di bassa energia magnetica e viceversa. Questa è la natura ondulatoria della luce.

L’onda elettromagnetica è composta da pulsazioni elettriche che oscillano sopra/sotto descrivendo un’onda, da pulsazioni magnetiche che oscillano a sinistra/destra descrivendo un’onda, nonché da pulsazioni elettromagnetiche che ruotano ad elica. Le pulsazioni elettromagnetiche che ruotano ad elica sono composte da energia elettrica ed energia magnetica. Le pulsazioni elettromagnetiche hanno sempre la stessa intensità. La loro composizione, però, si modifica nel tempo.  Quando l’energia magnetica aumenta, l’energia elettrica diminuisce; quando l’energia magnetica diminuisce, l’energia elettrica aumenta. Osserviamo l’immagine in basso. Le frecce più grandi sono le pulsazioni di energia elettromagnetica con diverse percentuali di energia elettrica e magnetica. Esse sono disegnati prevalentemente in giallo. Le pulsazioni rosse più grandi sono di energia elettrica al 100% e le pulsazioni nere più grandi sono di energia magnetica al 100%. La figura disegnata dalle pulsazioni elettromagnetiche descrive una elica. (figura 17)

Figura 17.  Rotazione a elica delle pulsazioni elettromagnetiche. Le pulsazioni elettromagnetiche possono essere di energia al 100% elettrica (colore rosso), al 100% magnetica (colore nero) oppure con diverse percentuali di energia elettrica e magnetica (colore giallo). Le pulsazioni elettromagnetiche ruotano  a elica.

La rotazione delle pulsazioni elettromagnetiche è meglio illustrata nell’immagine in basso. Non è stata considerata la linea di moto. Le pulsazioni elettriche sono state disegnate in verticale; le pulsazioni magnetiche sono state disegnate in orizzontale. Le pulsazioni elettromagnetiche descrivono la rotazione a elica. (figura 18).

Figura 18.  Diversa rappresentazione della rotazione delle pulsazioni di energia elettromagnetica. Ogni pulsazione nasce dalla somma di pulsazioni elettriche e magnetiche.

Ritorniamo al concetto di mini-pulsar. La mini-pulsar elettromagnetica è generata dall’interazione complementare tra energia elettrica e energia magnetica. La mini-pulsar elettromagnetica oltre a pulsare con una determinata intensità e frequenza compie un moto di rotazione ad elica. La velocità di questa rotazione dipende dalla frequenza con cui oscillano l’onda elettrica e l’onda magnetica.

Immaginiamo un raggio di luce monocromatico. Esso è generato du un susseguirsi di fotoni con la stessa frequenza, che viaggiano alla velocità della luce. Possiamo immaginare questo raggio di luce come un numero enorme di mini-pulsar fisse nello spazio, disposte in successione e che ruotano ad elica.  Ciascuna di esse, ad ogni rotazione compie un numero fisso “k” di salti quantistici e di pulsazioni con la stessa intensità. I salti quantistici avvengono tutti alla stessa velocità, cioè la velocità della luce. La velocità della rotazione ad elica non dipende dalla velocità della luce ma dalla grandezza spazio/temporale di ciascun salto quantistico, cioè di intervallo tra le pulsazione. Se i salti quantistici sono più grandi, la mini-pulsar impiega più tempo per completare la rotazione con “k” salti e con “k” pulsazioni. Se i salti quantistici sono più piccoli, la mini-pulsar impiega meno tempo per completare la rotazione con “k” salti e con “k” pulsazioni.

Immaginiamo adesso la mini-pulsar non più statica ma dinamica. Essa è un singolo fotone che viaggia alla velocità della luce ruotando a elica. L’energia di questo fotone è il prodotto tra “h”, cioè la costante di Planck per la frequenza “f” con cui oscillano l’onda elettrica e l’onda magnetica.  Essendo “h” costante, l’energia di un fotone dipende dalla frequenza di oscillazione, che è variabile.. Se consideriamo il fotone una particella, cioè una mini-pulsar, la sua energia dipende dalla velocità con cui la mini-pulsar compie una rotazione. Velocità di rotazione e frequenza di oscillazione sono due facce della stessa medaglia. La medaglia è il fotone; la velocità di rotazione concerne il fotone particella (mini-pulsar); la frequenza concerne l’oscillazione elettrica e magnetica (onde). Maggiore è la velocità di rotazione della mini-pulsar maggiore è la frequenza di oscillazione elettrica e magnetica. In altre parole, frequenza per costante di Planck è uguale a velocità di rotazione per costante di Planck: fh = vr h, dove “f”  è la frequenza di oscillazione, “h” è la costante di Planck e “vr” è la velocità di rotazione. Riteniamo che la variazione di distribuzione dell’energia nello spazio, cioè l’accelerazione/decelerazione di un fotone obbedisca alla legge del quadrato delle distanze. In questa circostanza, la distanza è lo spazio/tempo dei salti quantistici che completano le due oscillazioni (elettrica e magnetica) e la rotazione ad elica.

Il numero dei salti quantistici che generano la rotazione ad elica della mini-pulsar è lo stesso per ogni fotone. Possiamo indicare questo numero con la lettera “k”. La mini-pulsar di ogni fotone, quindi, completa la rotazione ad elica con “k” salti”. Ogni salto  è a-energetico ed avviene alla velocità della luce. Più piccoli sono i salti spazio/temporali, in minor tempo e più velocemente avviene la rotazione ad elica. La dimensione spazio/temporale di “k” salti è strettamente legata all’energia posseduta dal fotone. Aumentando l’ampiezza dei “k” salti diminuisce la frequenza di oscillazione e diminuisce l’energia del fotone. L’aumento dell’ampiezza dei “k” salti obbedisce alla legge del quadrato delle distanze con cui si distribuisce l’energia nello spazio.

Osserviamo l’immagine in basso. Sono rappresentati i salti quantistici che completano la rotazione di due mini-pulsar. Ogni singola freccia blu rappresenta un salto quantistico. Cinque frecce blu rappresentano i salti quantistici con cui si completa la rotazione ad elica delle due mini-pulsar. Le frecce rosse sono le singole pulsazioni elettromagnetiche. L’energia delle due mini-pulsar varia al variare dello spazio/tempo di una rotazione. Più ampio è questo spazio/tempo minore è l’energia. I puntini blu raffigurano l’inizio e la fina di una rotazione (figura 19).

Figura 19.  Le pulsazioni elettromagnetiche, ruotando a elica, si distribuiscono nello spazio obbedendo alla legge del quadrato delle distanze.  In questa illustrazione, una rotazione avviene con cinque salti quantistici. L’intensità delle pulsazioni è sempre la stessa. Ipotizziamo che le due figure rappresentano la stessa mini-pulsar in due tempi diversi. La variazione di energia (decelerazione) tra l’inizio e la fine di una rotazione, obbedisce alla legge del quadrato delle distanze con cui l’energia si distribuisce nello spazio.

La costante di Planck “h” è data dall’intensità di una pulsazione (“i”) per il numero “k” di salti quantistici di una rotazione: h = ki. “Intensità di pulsazione”, numero “k” di salti quantistici  e “h” sono costanti per ogni fotone. Possiamo ipotizzare che “h” e “ki”  sono l’energia  massiva o “massa” del fotone. Secondo questa ipotesi, la massa è data dal numero k di pulsazioni energetiche della stessa intensità che concorrono ad una rotazione della mini-pulsar. Se questa ipotesi è valida, la massa del fotone e di tutte le particelle elementari non è “massa inerziale”. Essa, infatti, non si oppone all’accelerazione/decelerazione del moto di rotazione della mini-pulsar. Questa mancanza di opposizione alla variazione di moto discende dal fatto che il salto quantistico è a-energetico.

Il fotone interagisce con altre particelle subatomiche istantaneamente oppure in un continuum temporale. L’interazione istantanea avviene come particella, cioè come mini-pulsar; l’interazione in un continuum temporale avviene come onde, elettrica e magnetica. Quando interagisce istantaneamente si comporta come un “corpo” provvisto di massa che viaggia ad una certa velocità. Maggiore è la velocità  maggiore è l’energia dell’impatto.  Questo spiega l’effetto fotoelettrico. Sappiamo che i fotoni, per fare saltare gli elettroni in una piastra di metallo, devono avere una certa energia che dipende dalla frequenza. I fotoni, come mini-pulsar, per far saltare gli elettroni in una piastra di metallo, devono avere una certa energia di impatto, che corrisponde alla massa costante (ki = h) per la velocità di rotazione ad elica (variabile).

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.