In uno scritto precedente (io so, io agisco e io penso) siamo partiti dall’assunto che il sistema nervoso sia formato da innumerevoli circuiti neurali. Poiché è molto difficile realizzare un’analisi funzionale di ciascun circuito, abbiamo raggruppato più circuiti interagenti in tre diverse unità, chiamate: io so, io agisco e io penso. Questa impostazione ci ha consentito di “personificare” raggruppamenti di circuiti neurali. La mente, quindi, è formata da tre individui (insiemi di circuiti neurali interagenti) che si differenziano per ruoli (io so, io agisco ed io penso). A ogni ruolo corrispondono più funzioni.
Nello scritto “Le funzioni dell’io so e dell’io agisco”, ci siamo soffermati sulla funzione generale dei due “io”: “codificare insiemi ordinati”. Abbiamo, quindi differenziato gli insiemi ordinati dell’io so dagli insiemi ordinati dell’io agisco. L’io agisco codifica insiemi ordinati per categorie: spazio, tempo e spazio/tempo. L’io so codifica insiemi ordinati per associazione. Gli elementi degli insiemi dell’io agisco sono “enti reali”; gli elementi degli insiemi ordinati dell’io so sono “concetti”. Gli enti reali dell’io agisco possono essere ordinati per direzione (temporale o spazio/temporale), conformazione (spaziale), grandezza (spaziale o temporale), dentro/fuori (spaziale o temporale), ecc. Si tratta di “parametri categoriali”. La ripartizione della funzione generale della mente in sotto-funzioni differenziate per elementi, associazione, categorie e parametri categoriali ci consente di specificare le funzioni di singoli circuiti neurali.
In questo scritto, introduciamo un altro “io” che chiamiamo: io consapevole e ne analizziamo le funzioni, differenziandolo dagli altri “io”.
Iniziamo la nostra trattazione con un esempio semplice, che abbiamo già trattato nel precedente scritto. Ipotizziamo di essere in cucina. Davanti a noi c’è una chicchera con dentro il caffè appena preparato.
La cucina è la scena dentro la quale sono presenti il somae la chicchera. A ben riflettere, le scene sono due. Una è la scena somatosensitiva su cui si staglia il soma, a contatto col pavimento; l’altra è la scena visiva su cui si staglia la chicchera. Scena somatosensitiva e scena visiva formano un unico complesso scenico somatosensitivo/visivo.
Supponiamo di afferrare la chicchera. Le osservazioni sperimentali sulla scimmia, mostrano l’attivazione di “neuroni canonici”, presenti nel sistema operativo premotorio/parietale (G. Rizzolati, C. Sinigaglia 2006). Questi neuroni codificano l’interazione mano/chicchera.
Vien da chiedersi. Come può, l’io agisco afferrare la chicchera, senza consapevolezza dell’interazione tra il soma, la chicchera e la scena complessiva?
Riteniamo che l’io agisco sia supportato, nelle sue funzioni, da un altro “io”, diverso dall’io so e dall’io penso. Chiamiamo questo io: “io consapevole”. L’io consapevole è costituito da un insieme di circuiti neurali, di attivazione top/down – bottom/up, che fungono da supporto all’io agisco. L’interazione tra l’io consapevole e l’io agisco può essere definita come interazione a priori/a posteriori. L’io consapevole si attiva a priori e supporta l’io agisco, che si attiva a posteriori. Per quanto riguarda la prensione della chicchera, la funzione a posteriori concerne l’interazione mano/chicchera; la funzione a priori concerne l’interazione soma/chicchera/scena.
Soffermiamoci sulla funzione a posteriori. Per afferrare la chicchera di caffè si attivano tre differenti circuiti dell’io agisco. Due sono funzionali al raggiungimento; uno è funzionale alla prensione. Nella figura 1 (Krakauer G., Ghez C.) sono illustrate le aree premotorie e parietali funzionali ai movimenti di prensione e raggiungimento.

Figura 1. Circuiti dell’io agisco che si attivano nell’atto di afferrare la chicchera
Per l’io agisco “mano” e “chicchera” sono due “elementi” dell’insieme ordinato mano/chicchera. L’ordine è spaziale. I parametri concernenti l’ordine sono: la grandezza, la forma, e la distanza. La mano deve diventare grande quanto la chicchera; la mano deve conformarsi alla chicchera; la mano deve mettersi in contatto con la chicchera. I due elementi dell’insieme ordinato mano/chicchera sono uno invariante (la chicchera), l’altro variante (la mano). I tre parametri concernenti l’ordine non sono fissi ma flessibili. Con i movimenti della mano modifichiamo i parametri relativi all’ordine.
La consapevolezza a posteriori dell’interazione mano/chicchera è accompagnata da una consapevolezza a priori concernente l’interazione tra i distretti corporei. Per muovere la mano destra dobbiamo muovere il braccio ed articolare la spalla. Dobbiamo stare in piedi in equilibrio, sostenendo il peso del corpo con i muscoli delle gambe. Si tratta di consapevolezze somatiche percettivo/motorie a priori. La consapevolezza a priori non concerne soltanto i distretti corporei, ma anche l’interazione tra il soma, la scena somatosensitiva/visiva e l’oggetto. La consapevolezza a priori è di carattere generale e dipende dall’evoluzione. Essa si attiva automaticamente con flussi top/down – bottom/up.
L’organizzazione a priori dell’io consapevole è di difficile interpretazione. Possiamo affermare che l’io consapevole è strutturato in modo complesso. Soma, distretti corporei, scena e oggetti formano un insieme ordinato strutturato spazialmente. La scena è somatosensitiva, visiva, uditiva, olfattiva. Gli oggetti sono visivi, uditivi, olfattivi, gustativi e tattili. Questo complesso insieme ordinato supporta l’io agisco nei suoi atti percettivo/motori a posteriori.
Per illustrare l’organizzazione complessa a priori dell’io consapevole è opportuna una digressione. La terra, con il sistema solare, si forma all’incirca 4,5 miliardi di anni fa. I primi esseri unicellulari appaiono sulla terra, intorno ai 3,7 miliardi di anni fa.
Per tre miliardi di anni successivi, gli organismi che abitano la terra restano estremamente semplici. La maggior parte sono esseri unicellulari, costituiti cioè da un’unica cellula, come per esempio i batteri. Una piccola parte è costituita da esseri pluricellulari come le spugne e le meduse, caratterizzati da una struttura corporea a simmetria radiale, con un sopra/sotto.
Circa 550-540 milioni di anni fa, compaiono degli esseri dotati di tutt’altro ordine di complessità. Non solo hanno un sopra/ sotto, un davanti/dietro, una sinistra/destra ma hanno anche una struttura interna più complessa degli organismi precedenti, con organi, tubo digerente, sistema nervoso, corazze e persino occhi. È la cosiddetta esplosione cambriana, una breve epoca della storia della terra, durata “appena” una ventina di milioni di anni, in cui in maniera improvvisa sul nostro pianeta inizia a proliferare una grande varietà di organismi pluricellulari.
La fauna dell’esplosione cambriana è formata da una serie di esseri insoliti, con caratteristiche anatomiche bizzarre e pochi tratti di somiglianza con quelli attuali. Sappiamo che buona parte della diversità di forme di vita e di schemi corporei che caratterizzava il Cambriano si è estinta, perché molti degli strani esseri rinvenuti non hanno discendenti tra gli animali attuali (Stephen Jay Gould 1990).
Possiamo affermare che, in un breve periodo, la natura sperimenta diversi piani corporei funzionali alla sopravvivenza. Solo alcuni di essi sopravvivono all’estinzione. Noi, esseri umani, utilizziamo piani corporei che hanno superato la prova della selezione naturale.
L’io consapevole è costituito da un insieme ordinato di “elementi”. Ciascun “elemento” è un insieme ordinato di “elementi”. Consideriamo il nostro soma. Esso è una grandezza volumetrica, formata da uno spazio sostanziale tridimensionale (soma) delimitato da una faccia bidimensionale (l’intera superficie del corpo). I due elementi del soma sono, quindi, lo spazio corporeo e la superficie del corpo. Il parametro categoriale (spaziale) possiamo definirlo come interazione tra spazio delimitante/spazio delimitato.
Lo spazio corporeo, a sua volta, è l’insieme ordinato di due elementi: emisoma destro ed emisoma sinistro. La superficie del corpo è l’insieme ordinato di due elementi: superficie ventrale/superficie dorsale. Essi formano un piano. Questo piano ventrale/dorsale forma con il piano sinistra/destra un insieme ordinato per “perpendicolarità”. Il piano ventrale/dorsale a sua volta è formato da due insiemi ordinati: piano avanti/dietro e piano sopra/sotto. Abbiamo quindi un insieme ordinato formato da tre sottoinsiemi ordinati (tre coppie direzionali perpendicolari). Si tratta della sinistra/destra somatica, del sopra/sotto e dell’avanti/dietro superficiale.
La struttura dei piani corporei dipende dall’interazione tra il nostro corpo e il suolo. Soma e suolo formano un insieme ordinato i cui elementi interagiscono direttamente, cioè per contatto, tramite la forza di gravità, che ci spinge verso sotto. La sinistra/destra corporea non dipende dall’interazione soma/suolo. Da questa interazione dipende la superficie del corpo (ventrale o dorsale) a contatto col suolo e la scena visiva che è davanti ai nostri occhi. Se stiamo proni, a contatto col suolo è la superficie ventrale (petto); se stiamo supini, a contatto col suolo è la superficie dorsale (schiena). Quando siamo supini, la scena visiva davanti ai nostri occhi è nella stessa direzione ma in verso contrario rispetto a quando siamo proni.
La direzione verso “avanti” si dirama sempre dalla faccia, dagli occhi e dal naso. Se stiamo in piedi, la direzione verso “avanti” si dirama anche dalla superficie del petto. Nella posizione eretta la direzione verso “sotto” si dirama dalla superficie dei piedi. Osserviamo l’immagine in basso. È illustrata l’organizzazione strutturale degli elementi dell’insieme ordinato, che chiamiamo io consapevole, nella posizione eretta. In grassetto sono messi in evidenza il soma, la scena somatosensitiva, la scena visiva e gli oggetti visivi (figura 2).

Figura 2. Organizzazione strutturale degli elementi dell’insieme ordinato “io consapevole”. Essa si attiva a priori consapevolmente nella posizione eretta e supporta gli atti motori e percettivi (a posteriori) dell’io agisco. Il soma è frazionato in emisoma destro ed emisoma sinistro. La superficie del corpo, periferica rispetto al centro (colonna), è frazionata in periferia ventrale e periferia dorsale. La scena somatosensitiva è costituita dal suolo, che sta sotto, e dallo spazio vuoto verso “sopra”, “avanti” e “dietro”. La scena visiva dentro cui si stagliano gli oggetti visivi è in “avanti” rispetto agli occhi, al petto, alla bocca, al naso. Scena somatosensitiva e visiva e scena formano un complesso scenico somatosensitivo/visivo.
L’io consapevole è un flusso d’informazioni top/down – bottom/up continuo e inarrestabile, che ci accompagna nella vita quotidiana. L’io consapevole ci consente di stare in piedi, di interagire col suolo e con qualsiasi oggetto presente sulla scena. L’io consapevole genera piani corporei e scenici che utilizziamo come sistemi di riferimento. L’io consapevole si attiva in qualsiasi ambiente e ci fornisce le consapevolezze necessarie per interagire con qualsiasi ente in qualsiasi contesto.
L’io consapevole è un insieme di circuiti interagenti che compartecipano alle stesse funzioni. Per quanto concerne le aree corticali di livello superiore, fanno parte dei circuiti dell’io consapevole la corteccia prefrontale e il sistema operativo premotorio/parietale. L’io consapevole e l’io agisco, quindi, sono formati da circuiti neurali che coinvolgono le stesse aree corticali di livello superiore: corteccia prefrontale e sistema operativo premotorio/parietale.
Bibliografia
G. Rizzolati, C. Sinigaglia: So quel che fai. Raffaello Cortina Editore 2006
Krakauer G., Ghez C. (2001) L’organizzazione del movimento (643 – 684) In: Principi di neuroscienze, a cura di E. R. Kandel, J.H. Schwartz, T.M. Jessel. Ambrosiana. Milano.
Stephen Jay Gould: La vita meravigliosa Feltrinelli Editore Milano 1990.
