Il principio di solidarietà

Dopo la seconda guerra mondiale, gli intellettuali delle nazioni occidentali introdussero l’ideologia dei diritti umani per vincolare e guidare le politiche degli Stati. Avendo come riferimento i diritti umani fu scritta la costituzione italiana e avendo come riferimento i diritti umani fu fondata l’Unione Europea e l’ONU. In tal modo i diritti umani furono posti a fondamento delle istituzioni e il bene comune e l’interesse generale furono messi in secondo piano. Ben presto nella società si è diffusa l’ideologia dei diritti umani che è diventata uno strumento di disgregazione sociale. Questo accade per una ragione molto semplice: questa ideologia spinge i politici ad agire e legiferare a vantaggio di singoli e a svantaggio della collettività.

Lo Stato ha ragione di esistere se, chi governa legifera e agisce per il bene comune e l’interesse generale, se obbliga i cittadini a rispettare le leggi e se punisce chi non le rispetta. Senza questi presupposti non può esistere una Nazione, una qualsivoglia comunità.

Con la diffusione dell’ideologia dei diritti umani, sono cresciute numerose associazioni che lottano per i diritti di specifiche categorie, contro il bene comune e l’interesse generale. Ogni associazione ha i propri referenti politici. La sinistra prospera su queste associazioni. Abbiamo associazioni in difesa dei gay, dei trans sessuali, dei ROM, dei Sinti, dei migranti, delle donne, dei minori, delle prostitute, degli invalidi, degli handicappati, dei carcerati, degli ex-carcerati, dei senza-casa, dei senza-lavoro, dei riders, dei tassisti, dei precari, delle piccole partite iva, dei pensionati, dei pensionandi, dei malati, degli psicolabili, degli psicopatici, ecc.. Tutti reclamano diritti. Tutti vogliono che lo Stato, in deroga alle leggi li favorisca.

La società italiana si è frantumata in una dicotomia: la comunità di cittadini che lavorano, pagano le tasse e concorrono al benessere sociale (cittadini di serie B) e la comunità dei privilegiati dall’ideologia dei diritti umani (cittadini di serie A).  I cittadini di serie B lavorano con basse remunerazioni e pagano tasse altissime per supportare le categorie privilegiate. I soldi, però, non bastano poiché sale il numero delle persone che rientrano in categorie privilegiate. Anche per questo motivo il debito pubblico aumenta. Il cittadino di serie B è, quindi, sottopagato e indebitato. Per fare accettare questa forma di schiavitù ai cittadini di serie B, si utilizza il termine di “solidarietà”. I cittadini di serie B devono essere solidali nei confronti dei cittadini appartenenti alle categorie privilegiate.

La politica italiana, a causa dell’ideologia dei diritti umani, è basata sul principio della solidarietà. Secondo i nostri politici, i problemi che affliggono la nostra società non si risolvono con azioni finalizzate al bene comune, ma con azioni solidali verso il prossimo in difficoltà. Le istituzioni della Nazione sono considerate dai nostri politici alla stregua di associazioni di volontariato finalizzate al bene del prossimo bisognoso. Avendo come riferimento l’ideologia dei diritti umani, le problematiche derivanti dai flussi migratori e dal diffondersi dei campi ROM sono state affrontate secondo il principio di solidarietà internazionale. E’ stato chiesto ai cittadini italiani di essere solidali verso questi nostri fratelli bisognosi, anche se provenienti dall’estero. I risultati di questa politica dell’accoglienza solidale sono sotto gli occhi di tutti. Sono aumentati spesa pubblica e debito pubblico; concomitantemente si è diffuso il degrado sociale in alcune aree del nostro Paese.

I politici italiani, quando hanno saputo dell’epidemia di coronavirus in Cina, invece di preoccuparsi delle sorti dell’Italia, hanno agito sulla base del principio di solidarietà interna e internazionale. Nei mesi di gennaio e febbraio, numerosi cittadini italo/cinesi, provenienti da aree infette, sono ritornati in Italia. I bambini cinesi sono rientrati nelle scuole italiane, dove erano iscritti.  I genitori dei compagni di classe, per paura del contagio, ne hanno chiesto l’allontanamento. Il nostro presidente della Repubblica si è precipitato in una di queste scuole a portare la solidarietà del popolo italiano ai bambini discriminati. Alcuni politici, incuranti di una possibile diffusione del contagio, hanno espresso la loro solidarietà ai gestori di locali cinesi.

Nel medesimo periodo, il nostro ministro degli esteri Di Maio, ha regalato milioni di mascherine al governo cinese. Lo stesso hanno fatto alcuni governanti di regioni italiane. Occorreva, infatti, mostrare solidarietà al popolo amico. Quando l’epidemia è esplosa in Italia, la mancanza di mascherine è stata drammatica ed ha causato molte vittime. Ditte cinesi, inoltre, hanno venduto a prezzi raddoppiati la stessa tipologia di mascherine che noi avevamo regalato.

A causa dell’epidemia, l’Italia si trova in difficoltà economiche e milioni di poveri hanno problemi nell’approvvigionamento del cibo. Il governo, però, spende milioni di euro al mese per la quarantena di migranti su navi crociere. Nonostante la crisi, infatti, il principio di solidarietà internazionale non viene meno.

I nostri politici non riescono a gestire la crisi economica secondo il principio di solidarietà. Infatti, tutto il tessuto produttivo è in difficoltà; non ci sono settori della società italiana che possano essere solidali nei confronti della popolazione impoverita. Se il ceto produttivo italiano non può aiutare i bisognosi, si può chiedere aiuto ai popoli europei. Secondo i nostri politici, questo è il momento in cui l’Europa deve dimostrare la sua ragion d’essere. L’Europa deve destinare risorse a fondo perduto per aiutare l’Italia. I politici degli altri paesi della UE, però, mettono in primo piano il bene del proprio popolo. Non vogliono pagare i debiti che noi abbiamo accumulato.

Il principio di solidarietà internazionale vale, infatti, quando è l’Italia a prodigarsi per gli altri popoli. Quando è il popolo italiano ad avere bisogno, questo principio non è applicato. Ogni Stato mette in primo piano l’interesse nazionale, come è giusto che sia. Riteniamo che non si possa governare uno Stato moderno industrializzato con 65 milioni di abitanti come si gestisce un’associazione di volontariato.

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