Il sistema di riferimento temporale

Nel precedente scritto abbiamo differenziato i piani centrali dai piani superficiali. I piani centrali si originano dai corpi dei neuroni disposti ordinatamente lungo l’asse che comprende la colonna vertebrale e l’encefalo. I piani centrali frazionano un “ente” in due parti, oppure separano un ente dall’altro. Per esempio, un piano centrale fraziona il soma in emisoma destro ed emisoma sinistro. Nella figura 1 sono raffigurati i tre piani centrali, sagittale, coronale e traversale del corpo umano.

Figura 1) Piani sagittale, coronale e traversale del corpo umano. Si tratta di tre piani centrali del soma. Essi frazionano il soma in “parti”: sinistra/destra, sopra/sotto e vanti/dietro.  

I piani superficiali, invece, si originano nella superficie di un “ente”, che funge da centro. Per esempio, il piede è il centro dalla cui superficie ventrale/dorsale si origina il piano di delimitazione sopra (il piede)/sotto (il piede) (figura 2).

Figura 2) Superficie ventrale/dorsale del piede. Le due superfici del piede, plantare e planare, formano un piano superficiale di delimitazione sopra (il piede)/sotto (il piede). Il piede è il centro da cui si diramano ambedue le direzioni.  

I piani centrali e superficiali possono essere spaziali o temporali. Per generare un sistema di riferimento spaziale centrato sul soggetto senziente, il sistema eracliteo utilizza il piano centrale sagittale sinistra/destra e due piani periferici ternari: avanti (ventrale) – soma – dietro (dorsale) e sotto (ventrale) – soma -sopra (dorsale). Per generare un sistema di riferimento temporale centrato sul soggetto parlante, il sistema eracliteo utilizza piani temporali periferici scenici: passato – presente – futuro. In questo scritto ci soffermiamo proprio sui piani temporali superficiali di delimitazione che consentono al sistema eracliteo di generare un sistema di riferimento temporale.

Un evento può essere ben delimitato o parzialmente delimitato. L’evento ben delimitato ha un inizio e una fine. L’evento parzialmente delimitato ha solo un inizio oppure solo una fine. Un evento ben delimitato può fungere da evento centrale dalle cui facce di delimitazione si diramano le direzioni prima e dopo. In questa circostanza è presente una relazione ternaria con centro l’evento ben delimitato (figura 3).

Figura 3) Relazione ternaria. Si origina da un evento ben delimitato da due facce a dimensione zero. Da ciascuna faccia si diramano le direzioni prima e dopo.  

La relazione binaria si rende necessaria quando due eventi hanno una delimitazione parziale, quando, cioè, non sono completamente delimitati. L’evento codificato come “prima” è delimitato alla “fine” e l’evento codificato come “dopo” è delimitato all’“inizio”. Analogamente gli eventi codificati come contemporanei sono delimitati ambedue all’inizio (figure 4 e 5).

Figura 4) Relazione binaria di contemporaneità. Si genera da due facce di delimitazione concernenti due eventi parzialmente delimitati. Ambedue gli eventi sono delimitati all’inizio.

Figura 5) Relazione binaria di contemporaneità. Si genera da due facce di delimitazione concernenti due eventi parzialmente delimitati. Ambedue gli eventi sono delimitati all’inizio.

Nella lingua italiana per designare un evento ben delimitato si utilizzano sostantivi. La sostanza è, per il sistema eracliteo, una completa delimitazione spaziale o temporale. Per designare eventi parzialmente delimitati si utilizzano frasi. La struttura ternaria con evento centrale può essere realizzata con eventi ben delimitati, espressi tramite sostantivi. La struttura binaria senza evento centrale è utilizzata per raccontare eventi parzialmente delimitati, espressi tramite frasi.

Le relazioni temporali non sono soltanto le relazioni di contemporaneità e prima/dopo. Una relazione fondamentale temporale è la relazione evento/scena temporale. Questa relazione è analoga alla relazione oggetto/scena spaziale. Per esempio, la primavera è una scena temporale dentro la quale accadono numerosi eventi: la natura si risveglia, le piante rifioriscono, ecc.

Il sistema eracliteo utilizza eventi ben delimitati, espressi tramite sostantivi, come scene temporali dentro le quali sono raccontati eventi.

Le scene temporali, espresse tramite sostantivi, possono essere strutturate in relazione ternaria con una scena che funge da centro. Nell’eloquio spontaneo utilizziamo la relazione ternaria scenica “passato – presente – futuro” come struttura di base per la consecutio temporum, cioè per scegliere i tempi dei verbi nella costruzione delle frasi e dei periodi. Questa struttura di base è un sistema di riferimento che può essere centrato sul tempo dell’eloquio del narrante e sul tempo dell’eloquio di un personaggio del racconto.

Soffermiamoci sul sistema di riferimento centrato sul tempo dell’eloquio del narrante. Il narrante mentre racconta compie un’azione. Chiamiamo quest’azione “eloquio”. L’eloquio è inserito nel presente della struttura scenica: “passato – presente – futuro” (figura 6)

Figura 6) sistema di riferimento temporale centrato sul soggetto narrante. La scena temporale presente è il centro dalla cui superfici si diramano le direzioni prima (passato) e dopo (futuro). L’eloquio si inserisce nella scena presente.  

Possiamo raccontare un singolo evento, oppure più eventi. Il tempo del singolo evento narrato può essere inserito nella struttura scenica al passato, al presente o al futuro. Se il tempo dell’evento è inserito al presente, s’instaura una relazione di contemporaneità tra il tempo dell’eloquio e il tempo dell’evento narrato. Per esempio, se affermo: “Sono a casa”, tra il tempo dell’eloquio e il tempo del mio stare a casa c’è una relazione di contemporaneità (figura 7)

Figura 7) relazione di contemporaneità tra il tempo dell’eloquio e il tempo dell’evento narrato. Sia il tempo dell’eloquio sia il tempo dell’evento narrato si inseriscono al presente del sistema di riferimento centrato sul soggetto narrante.  

Se il tempo dell’evento è inserito al passato o al futuro, s’instaura tra i due tempi (dell’eloquio e dell’evento narrato) una relazione prima/dopo espressa coniugando il verbo dell’evento al futuro semplice o al passato prossimo (imperfetto, passato remoto).

Se gli eventi narrati sono due, possono essere inseriti ambedue al passato (o al futuro) in relazioni di contemporaneità (figura 8) o prima/dopo (figura 9).


Figura 8) relazione di contemporaneità tra i tempi di due eventi narrati al passato. Sia il tempo del mangiare sia il tempo del guardare la televisione sono inseriti al passato nel sistema di riferimento centrato sul soggetto narrante. I due tempi sono tra loro contemporanei  

Figura 9) relazione prima/dopo tra i tempi di due eventi narrati al passato. Sia il tempo del mangiare sia il tempo del guardare la televisione sono inseriti al passato nel sistema di riferimento centrato sul soggetto narrante. L’azione di mangiare avviene prima del guardare la televisione.  

A volte, chi racconta, riporta quanto detto da un personaggio. In questa circostanza il sistema di riferimento si sposta nel tempo del racconto del personaggio. Analizziamo il periodo: “Disse che, qualora lo avessero molestato, avrebbe reagito con violenza”. In questo periodo si utilizzano due sistemi di riferimento. Il primo è centrato sull’eloquio. Il verbo “disse” è al passato in questo sistema di riferimento (figura 10).

Figura 10) Sistema di riferimento centrato sul soggetto narrante. L’azione del personaggio che racconta si colloca al passato  

Il periodo “qualora lo avessero molestato, avrebbe reagito con violenza” utilizza un sistema di riferimento centrato su “disse”. I due eventi sono collocati ambedue al futuro rispetto a “disse” (presente); i due eventi, inoltre hanno una relazione prima/dopo, espressa utilizzando il congiuntivo trapassato e il condizionale passato (figura 11).


Figura 11) Sistema di riferimento centrato sull’azione di un personaggio. Il parlare del personaggio che racconta si colloca al presente; gli eventi narrati sono inseriti al futuro e tra di loro vi è una relazione prima/dopo.  

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