L’obiettivo di fondo nell’ educazione dei figli

Nei precedenti scritti ci siamo soffermati sui due sistemi, costrittivo e responsivo che fungono da guida ai cittadini nei loro comportamenti. Il sistema costrittivo tutela la comunità ed è uguale per tutti. Si tratta delle leggi e dei regolamenti che ogni cittadino è obbligato a rispettare. Il sistema responsivo è, invece, individuale. Si tratta delle regole morali, delle conoscenze, delle consapevolezze, delle emozioni che differenziano un individuo dall’altro.

Due individui possono interagire con i loro sistemi responsivi oppure col sistema costrittivo che hanno in comune. Nel primo caso parliamo d’interazione responsiva; nel secondo caso parliamo d’interazione costrittiva.

L’interazione genitore/figlio è sia responsiva sia costrittiva.  Quando i genitori dettano regole ai figli e quando li obbligano a rispettarle, l’interazione è costrittiva. Quando i genitori convincono i figli a seguire determinati comportamenti, l’interazione è responsiva.  L’interazione responsiva si fonda sul rispetto reciproco, la conoscenza, l’atteggiamento, il senso di responsabilità.

I figli, per crescere in modo armonioso dal punto di vista psicologico, hanno bisogno di ambedue le interazioni. L’interazione costrittiva è volta al bene delle comunità in cui i giovani crescono: famiglia, scuola, società. Interiorizzando e rispettando regole condivise, i giovani imparano a vivere nelle comunità sociali.

L’interazione responsiva è volta sia al bene della comunità sia a positive relazioni con il prossimo. Attraverso l’interazione responsiva i giovani imparano a interagire con gli altri, a essere altruisti, a rispettare il prossimo e la comunità in cui vivono.

Soffermiamoci sulla piramide sociale che regola la relazione superiore/subordinato nel settore familiare. In questa piramide, sopra di tutti c’è il legislatore/ministro, al di sotto ci sono i genitori e per ultimi i figli (figura 1).

Figura 1) Relazione superiore/subordinato tra legislatori/ministri e genitori nonché tra genitori e figli. I legislatori/ministri sono in una posizione di superiorità rispetto ai genitori. Questi ultimi si trovano in una posizione di superiorità rispetto ai figli. I genitori ubbidiscono alle direttive legislative e ministeriali. I figli ubbidiscono ai genitori.

Tra i legislatori/ministri e i genitori, l’interazione era ed è rimasta responsiva. I legislatori/ministri avevano (prima del secondo dopoguerra) ed hanno (dopo il secondo dopoguerra) fiducia nei genitori. Questa fiducia si traduceva e si traduce in una delega che consente ai genitori di agire liberamente nell’educazione dei figli senza alcuna costrizione imposta dall’alto. I genitori interagivano e interagiscono liberamente con i propri figli sui due piani, responsivo e costrittivo (figura 2).

Figura 2) Interazione responsiva tra legislatori/ministri e genitori nonché tra genitori e figli. I legislatori/ministri e i genitori interagivano ed interagiscono quasi esclusivamente sul piano responsivo. I genitori interagivano e interagiscono  coi propri figli sia sul piano costrittivo sia sul piano responsivo.

In una comunità, le componenti che ne fanno parte, hanno ruoli e funzioni diverse. Ciò che li unifica è l’obiettivo comune. Si pensi a un esercito schierato in battaglia, in cui fanti e cavalieri si muovono e combattono autonomamente ma con lo stesso obiettivo: la vittoria.

Prima della scrittura della Carta costituzionale, l’obiettivo cui dovevano mirare i genitori nell’educazione dei figli era lo stesso obiettivo delle istituzioni, cioè “l’avvenire glorioso della Nazione”. Quest’obiettivo poteva essere conseguito se tutti i genitori s’impegnavano a che i figli divenissero cittadini esemplari, rispettosi delle leggi e delle istituzioni. Ai rappresentanti dello Stato poco importava come i genitori raggiungessero quest’obiettivo. I genitori, nell’educazione dei figli, potevano privilegiare il sistema costrittivo oppure il sistema responsivo. L’importante era il conseguimento dell’obiettivo, non il modo con cui si realizzava.

Con l’approvazione della Costituzione Repubblicana è stato modificato l’obiettivo di fondo che le istituzioni e i genitori devono raggiungere. L’avvenire glorioso della Nazione dello Statuto Albertino è stato sostituito con il riconoscimento/garanzia dei diritti della persona umana. L’articolo 30 dei RAPPORTI ETICO-SOCIALI della Costituzione Repubblicana recita: è dovere e diritto dei genitori, mantenere, istruire e educare i figli anche se nati fuori del matrimonio. 

Sostituito l’obiettivo di fondo, l’educazione, l’istruzione e il mantenimento possono essere realizzati a scopi diversi. Ciascun genitore può educare e istruire il figlio per gli obiettivi che gli aggradano.

Nello scritto sulla magistratura aliena abbiamo messo in evidenza che soltanto l’obiettivo comune unifica i tre poteri dello Stato. La Costituzione Repubblicana garantisce la separazione e l’equilibrio dei tre poteri dello Stato: legislativo, esecutivo e giudiziario. Ciò che la Costituzione Repubblicana non garantisce è la loro unione. Essa era garantita nello Statuto Albertino in cui era fissato un obiettivo di fondo cui dovevano mirare le istituzioni, cioè l’avvenire glorioso della Nazione. I tre poteri, agendo per un obiettivo comune, erano uniti pur essendo separati nelle loro funzioni.

Analogo ragionamento si può fare sulla famiglia.  La famiglia è l’istituzione più semplice e primitiva di una comunità. Ogni famiglia è separata dall’altra e vive e agisce seguendo proprie aspettative e attitudini. Ciò che unifica le famiglie è l’obiettivo comune stabilito dai dettami costituzionali. Sulla base dell’articolo trenta, i genitori devono garantire ai figli il diritto all’educazione, all’istruzione e al mantenimento. Quest’obiettivo costituzionale ha sostituito l’obiettivo precedente con nefaste conseguenze per le comunità: famiglia, scuola e Nazione (figura 3).

Figura 3) Obiettivo dei genitori quando vigeva lo Statuto Albertino e da quando vige la Costituzione Repubblicana. Quando era in vigore lo Statuto Albertino i genitori avevano il dovere di educare i figli ad essere cittadini esemplari, rispettosi delle leggi e delle istituzioni. Questo dovere era funzionale all’avvenire glorioso della Nazione. Da quando è in vigore la Costituzione Repubblicana i genitori hanno il dovere di garantire ai figli il mantenimento, l’istruzione e l’educazione. Questo dovere è funzionale al riconoscimento/garanzia dei diritti della persona umana

L’obiettivo della costituzione repubblicana non genera una comunità di famiglie coese. I genitori possono dare ai figli l’istruzione e l’educazione che più loro aggradano. Possono istruire i figli a eludere le leggi, a vivere di espedienti ecc.

Inoltre l’obiettivo della costituzione repubblicana deresponsabilizza i genitori. Quando l’obiettivo era l’avvenire glorioso della Nazione, i genitori si vergognavano dinanzi alla comunità di appartenenza se qualche loro figlio diventava delinquente, sfaccendato o buono a niente. Questa vergogna induceva i genitori a prestare somma attenzione al processo di crescita e di formazione dei figli.

I genitori agivano per risolvere eventuali problemi, non per gestirli. Le punizioni erano severe, poiché alcuni comportamenti non potevano essere tollerati in alcun modo. I figli avevano sano timore dei padri o delle madri. Difficilmente un minore usciva dai binari del comportamento imposto dai genitori. La punizione, infatti, seguiva implacabile. Essa era tanto severa quanto bastava per risolvere definitivamente il problema. Ora non è più così. Garantiti i diritti costituzionali, i figli sono spesso abbandonati a se stessi e alla loro imperizia. I problemi comportamentali dei minori non vengono risolti ma gestiti.

2 pensieri su “L’obiettivo di fondo nell’ educazione dei figli

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